Pubblicazioni periodiche: storia, origine e sviluppo

di Lucia Milana

La Sala Periodici
La Sala Periodici

I periodici, documenti puntuali della storia e delle storie dell’Uomo, vengono raccolti e conservati dalla Biblioteca Nazionale, che ne garantisce la sopravvivenza e la valorizzazione, fino dai primissimi anni della sua costituzione; si è così venuta a strutturare nel tempo una collezione di periodici, quotidianamente aggiornata, unica in Italia e nel mondo, se non per completezza – non si possono ignorare ad esempio le irrimediabili lacune causate dall’alluvione del 1966 – per una inimitabile ricchezza di esemplari irreperibili altrove. Sia nella biblioteca Magliabechiana che nella Palatina i periodici erano considerati come le monografie: una volta catalogati, venivano collocati negli scaffali accanto ai libri; per questo nel Fondo Magliabechiano e nel Palatino si trovano numerosi periodici fiorentini, toscani, italiani, stranieri pubblicati tra la seconda metà del XVII secolo e la prima metà del XIX.
Nel 1861 la nuova Biblioteca Nazionale doveva essere testimonianza e garanzia dell’unità del nuovo Regno; così, in particolare i periodici in essa raccolti e conservati assolvevano il loro compito di muti testimoni, fedeli ed aggiornati, delle vicende storiche e civili dell’umanità. La quantità di periodici che entravano in biblioteca era ingente nel periodo in cui Firenze fu capitale del Regno, ma soprattutto si incrementò dal 1885, con l’estendersi della legge sul deposito obbligatorio degli stampati a tutto il territorio nazionale. Giornali e riviste, bollettini e numeri unici, fecondi centri di diffusione delle idee, contenitori ricchissimi e multiformi di informazioni, teatri animati di dialogo, commento e riflessione, tra il 1886 e il 1901 arricchivano il patrimonio della biblioteca con più di 2.000 titoli e nel giro di pochi anni, sul finire del secolo, diventarono oltre 3.500. Nel 1966 il numero delle testate si avvicinava a 75.000; oggi la biblioteca ne conta più di 200.000.
Il continuo incremento dei fondi dei periodici, dovuto non solo alla legge sul deposito legale, ma anche a donazioni di raccolte complete provenienti da biblioteche private, ha da sempre impegnato i bibliotecari nella costante ricerca di nuove soluzioni per affrontare il problema degli spazi: si parla, già agli inizi del Novecento, di uno sviluppo, tra riviste e giornali, di oltre 500 metri lineari di scaffalature ogni anno; oggi, con l’incrementarsi della produzione editoriale, come non mai, il problema è particolarmente sentito.
Nella nuova biblioteca, il primo ordinamento negli scaffali dei periodici, la cui segnatura consisteva nella sola lettera G, apposta su tutti i fascicoli, era alfabetico per titolo di testata; ma già a partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, il sistema aveva rivelato tutti i suoi limiti. Nel 1874 fu predisposta una ripartizione – viva ancora oggi – della raccolta in due grandi sezioni, in relazione alla tipologia editoriale. Riviste furono definiti i periodici con frontespizio o copertina e Giornali quelli in cui il testo seguiva il titolo sulla prima pagina. Giornali e Riviste ebbero un analogo trattamento bibliografico dopo l’inventariazione e la schedatura, con l’utilizzo di appositi schedoni amministrativi dove venivano annotati i dati pertinenti a ciascun fascicolo: numerazione, data, indicazione dell’annata o volume, note; furono però raccolti in depositi separati e suddivisi a seconda del loro formato. Le collocazioni (Ra, Re, Ri, Ro, e Ga, Ge, Gi – giustapposte a numeri romani e arabi) indicavano un criterio di organizzazione per formati, dove le vocali, in ordine crescente corrispondevano a decrescenti ordini di misura delle dimensioni dei fascicoli. Le Riviste, inoltre, in base ad un’ottica ispirata ad una sorta di passione settecentesca per le classificazioni, vennero anche ordinate per classi, a seconda della materia del loro contenuto.
Le moderne segnature dei periodici (RIV e GIOR – seguite da una breve serie di caratteri alfanumerici), abbandonate definitivamente le suddivisioni per materia, sono strutturate solo in base al formato.
Alla fine di ogni annata, i Giornali erano riposti negli scaffali, radunati in pacchi confezionati con carta e spago; le Riviste, in volumi o in fascicoli rilegati, venivano allineate, come i libri, direttamente sui palchetti. Oggi buste di film polibarriera conservano, impacchettate in atmosfera modificata, le annate sia di Riviste che di Giornali.
La catalogazione e la registrazione dei fascicoli vengono attualmente gestite con l’utilizzo di tecnologie informatiche che ne consentono un maggior controllo da parte del bibliotecario, favorendo, nel contempo, l’accuratezza nella ricerca per gli studiosi; le richieste per la lettura sono effettuabili online e la consultazione delle opere avviene presso la Sala Periodici o le sale di Lettura e di Consultazione.
In tempi recenti, in via sperimentale, la biblioteca ha iniziato a raccogliere anche pubblicazioni periodiche elettroniche che, su base volontaria, gli editori decidono di depositare: sono attualmente allo studio le problematiche legate alla conservazione, alla leggibilità nel tempo ed all’accessibilità delle risorse digitali.
Il Settore Periodici ed Emeroteca, in sostanza, piccola biblioteca nella biblioteca, assicurando la gestione, la tutela, la fruizione e la valorizzazione delle pubblicazioni periodiche, consente la conservazione della memoria dell’Uomo e la trasmissione della cultura nel tempo, attraverso la testimonianza di civiltà che dalle pagine di riviste e giornali assicura il futuro della nostra storia.