La nuova BNI e SBN

di Gloria Cerbai

Gina Risoldi e Renzo Romanelli nel maggio 1967 al 17° congresso AIB a Fiuggi

I 150 anni della BNCF nell’Italia unita coincidono col venticinquesimo anniversario del legame SBN-BNI, vincolo – non alleanza – sostenuto solamente da BNI. Il singolare concorso temporale suggerisce ancora una volta una riflessione sul modo in cui un servizio bibliotecario e un servizio bibliografico possono convivere, pur dovendo operare per fini diversi.
Michel Boisset, ideatore di SBN assieme ad Angela Vinay, affermava nel 1983: «Il SBN mira a realizzare […] la cooperazione tra biblioteche in materia di circolazione dei documenti, di politica degli acquisti e di conservazione. Il suo obiettivo è dunque la gestione bibliografica e non la informazione bibliografica.» E ancora: «Le biblioteche non intendono prendere il posto degli organismi di documentazione […]» (SERVIZIO BIBLIOTECARIO 1983). Tre anni dopo, il 10 giugno 1986, la BNI, dopo un anno di sospensione della pubblicazione, riprendeva il suo lavoro utilizzando le recenti procedure SBN.
Vale la pena, parlando di nuova BNI e SBN, ricordare che l’interruzione della stampa della Bibliografia nazionale italiana del 1985 era stata ricondotta da Angela Vinay, in una lettera agli abbonati, ai «tempi tecnici» necessari a predisporre i programmi di automazione (SBN) per produrre fascicoli mensili, volumi annuali e nastri di scambio UNIMARC. In realtà il Ministero non aveva garantito all’ ICCU i cento milioni di lire che servivano per la tradizionale stampa tipografica, pensando magari che oramai a tutto, e al nuovo, avrebbe provveduto fin da subito la prossima automazione.
Ritornando alle parole di Boisset, indubbiamente la sua tesi, robusta, nuova e irrinunciabile, era volta ad assicurare che entrambi i servizi venissero tutelati e garantiti nelle loro caratteristiche e peculiarità. Nel 1986 gli unici poli SBN attivi, separatamente, erano Ravenna e la BNCF e il Dipartimento automazione della Nazionale fiorentina da tempo collaborava con uno specialista esterno, designato dall’ICCU per preparare particolari procedure BNI. Infatti Boisset e Vinay avevano concepito, a lato del catalogo unico SBN, un archivio bibliografico nazionale teso ad assicurare il controllo bibliografico, la cui responsabilità veniva riconosciuta di competenza della BNI. E secondo i protocolli d’avvio la Bibliografia sarebbe entrata nell’indice SBN attraverso l’elaborazione dei suoi nastri UNIMARC, affinché i dati BNI sostituissero nella base dati SBN le corrispondenti notizie bibliografiche. Si salvaguardavano dunque, in via di principio, l’autonomia della BNI e il controllo bibliografico nazionale. Il programma, per decisione politica di Angela Vinay, venne accantonato dopo qualche mese di lavoro per non ritardare l’avvio di SBN a Firenze, rimandando a tempi successivi la sua ripresa; ma di di quell’impegno non si è più riparlato. BNI divenne fin da allora, anziché nuova, solo uno dei soci SBN in tutto uguale agli altri, in virtù di un principio che veniva chiamato «democratico»; di conseguenza non si parlò neppure di controllo bibliografico nazionale e si rimase indifferenti al fatto che qualsiasi partner potesse intervenire, «democraticamente» s’intende, sulle notizie BNI, modificandole e rimodificandole a piacere.
Malinconicamente affiora il ricordo che il 1985, anno assente nella storia della BNI, avrebbe rappresentato il centesimo anno del Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa dalla Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Lontano, seppure vicino nel tempo, il momento in cui, nel 1975, la BNI in previsione dell’adozione nell’anno successivo delle procedure di automazione ANNAMARC (queste sì nuove), da cui derivare i nastri per le stampe e per lo scambio, aveva proceduto assieme al settore Automazione BNCF a una redazione doppia, parallela: da un lato le schede tradizionali e dall’altro la loro conversione in formato elettronico.
Dal 1986 la BNI derivata da SBN ha fatto e continuato a fare quello che ha potuto da sola, con la consapevolezza che altro doveva essere il suo percorso e che la sua corretta posizione non era all’interno del Servizio bibliotecario nazionale ma a lato di esso.
Non fu un caso che Angela Vinay stessa nella relazione presentata all’assemblea AIB Emilia-Romagna il 5 giugno 1989 ribadisse quanto aveva sostenuto nel 1983, cioè che con il progetto originario “non si intendeva […] pensare alla creazione di archivi bibliografici quanto piuttosto di basi di dati utili alla localizzazione dell’opera sia per l’utente generico così come per il ricercatore”; tuttavia «Con il passare del tempo e purtroppo in assenza o quasi di una effettiva sperimentazione della funzionalità di questo complesso sistema informativo si è esasperata la definizione di problematiche e soluzioni catalografiche spingendosi a livelli di dettaglio non necessari […]» (BIT, 1989). Almeno a quel punto si doveva, senza rimandare oltre, provvedere al giusto modo di pensare alla BNI, a una rinnovata BNI; ma SBN non ha potuto o voluto stabilire un corretto rapporto con la BNI.
Poco dopo, nel 1990, sembrò che si materializzasse un preludio di tempi nuovi, quando il Ministero stipulò con la Comunità europea un accordo per la realizzazione di uno studio di fattibilità per la riorganizzazione dei servizi bibliografici in Italia. Durante i due anni successivi lo studio fu elaborato, discusso e approvato e vennero avviati i presupposti sperimentali per una nuova BNI. Nel 1993 prendeva le mosse il progetto EDIFICARE (Esperienza Di Immediata Catalogazione con la Fiduciaria Attivazione di un Rapporto diretto con gli Editori), con il coinvolgimento di un gruppo di editori, della BNI stessa, della Biblioteca nazionale centrale di Roma e dell’ICCU; nell’ottobre dello stesso anno fu pubblicato il numero 0 della nuova serie della Bibliografia nazionale italiana.
Nuova per quanto poteva fare da sé, ovviamente, presentandosi da allora in poi in serie separate: Monografie, Periodici, Libri per ragazzi, Musica a stampa e Tesi di dottorato. Furono attivate forme diverse di collaborazione: con un partner esterno per la serie Libri per ragazzi, realizzata su base non SBN sotto la supervisione BNI; la serie Tesi di dottorato fu elaborata all’interno di BNI stessa utilizzando un data base allestito appositamente dalla BNCF.
A questo punto la questione nuova BNI era divenuta più complessa, compito più che mai impegnativo e sempre più irrinunciabile in quanto servizio pubblico; ma tutto si fermava ancora una volta.
Già nel 1977 BNI e BNCF avevano accolto con entusiasmo le raccomandazioni finali del primo Congresso sulle bibliografie nazionali organizzato dall’UNESCO in collaborazione con l’IFLA, congresso che poneva formalmente a tutti i paesi partecipanti l’impegno del controllo bibliografico nazionale. Ma nel 2009 l’IFLA Working group on guidelines for national bibliographies on the digital age  ha rilevato che a distanza di quasi dieci anni dalla sua costituzione l’Italia continuava a non essere presente nel gruppo dei quattordici paesi rappresentanti di biblioteche di tutto il mondo.
Ha un senso perciò chiedersi come mai in Italia la bibliografia nazionale sia argomento inavvicinabile o insormontabile; tuttavia, se si riflette, non si può negare che a mancare sono volontà e capacità di affrontare una questione che contemporaneamente è politica, tecnica ed economica. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano insieme AIB, bibliotecari, utenti, tecnici e politici, più che non i soli referenti ministeriali.
Nell’ottobre 1968 si era tenuto in BNCF l’incontro di studi organizzato dall’UNESCO e dal Ministero della pubblica istruzione Razionalizzazione e automazione nella Biblioteca nazionale centrale di Firenze, che terminava con la sottoscrizione di dodici risoluzioni finali a firma Casamassima, Finzi, Risoldi, Vaccaro, Cerulli, De Gregori, Maltese, Farfara. Le ultime due raccomandavano di tener in conto le prospettive di automazione dei cataloghi e invitavano la Biblioteca nazionale di Roma a collaborare allo studio dei vari punti toccati dalle risoluzioni stesse, per poter giungere ad una unità di indirizzo e di azione tra le due Nazionali. La collaborazione tra le due biblioteche e l’ICCU veniva ripresa nel 1975 dal Decreto istitutivo del Ministero per i beni culturali e ambientali, all’articolo 15, che preannunciava: «Allo scopo di definire un coerente e coordinato sistema bibliografico […] saranno disciplinati i rapporti tra le Biblioteche nazionali centrali di Firenze e di Roma e l’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche». Pochi anni dopo il Comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali, nella seduta del 17 dicembre 1980, approvava un documento presentato dal consigliere Diego Maltese riguardante la definizione dei rapporti previsti dall’articolo 15 del DPR 805/75 allo scopo di definire un coerente e coordinato sistema bibliografico. Il documento ricordava «la necessità di specifiche forme di integrazione funzionale e organica dei tre istituti almeno per quanto attiene alle finalità di cui al punto precedente» (il coerente e coordinato sistema bibliografico appunto). I compiti previsti erano: l’archivio della produzione libraria nazionale, la diffusione dell’informazione relativa alla produzione libraria nazionale tramite la bibliografia nazionale e la localizzazione e la disponibilità del patrimonio librario nazionale su tutto il territorio del paese, da attuarsi tramite la collaborazione e il diretto coinvolgimento di tutte le biblioteche pubbliche. Il documento votato ebbe l’approvazione di Angela Vinay, che pochi anni dopo, nel 1983, ideava SBN con Michel Boisset esattamente secondo quanto aveva approvato quel Comitato di settore.
Per concludere: la nuova BNI da SBN non è stata ancora realizzata, nonostante che dal 1968 in poi ogni decennio (1975, 1983 e 1990) abbia riproposto lo stesso intento, quello del rapporto coerente e coordinato tra i tre istituti bibliografici. Le due Nazionali e l’ICCU avrebbero dovuto impegnarsi assieme, maggiormente dopo l’avvio di SBN, in quanto responsabili a pari titolo dei servizi bibliografici nazionali italiani; non aver operato torna a loro demerito anche singolarmente.
Nell’agosto 2011 risulta che SBN comprende 74 poli di catalogazione (cui afferiscono 4611 biblioteche), mentre nel panorama degli studi da anni Mauro Guerrini ripropone la necessità del controllo bibliografico nazionale e Claudio Leombroni quella di una riprogettazione di SBN. È all’interno di questo panorama che una davvero nuova BNI potrebbe essere possibile.

Bibliografia

BIT 1989
BIT, Biblioteche in Toscana, 1989, aprile-settembre, p. 10.

SERVIZIO BIBLIOTECARIO 1983
Il servizio bibliotecario nazionale, Roma, Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane e per le informazioni bibliografiche, 1983.

Aggiornato a Dicembre 2011

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