L’Unione con la Biblioteca Palatina

di Maria Mannelli Goggioli

Frontespizio del catalogo della biblioteca Pietro Leopoldo e della consorte
Descrizione dell’Encyclopédie e postille che sottolineano l’estrema importanza dell’opera.

La Biblioteca dei Lorena che fu unita alla Magliabechiana col Regio Decreto del 22 dicembre 1861, a firma di Francesco De Sanctis, consisteva in 86.761 volumi, 15.748 opuscoli e 3.165 manoscritti (FAVA 1935¹ e 1939); se consideriamo che meno di un secolo prima, nel 1771, la reggia si era svuotata quasi completamente di libri, ceduti alla Magliabechiana ed ad altri istituti toscani da Pietro Leopoldo, si può rimaner sorpresi per la rapida formazione di una così consistente raccolta.
Ma se ai meri numeri aggiungiamo la considerazione che la biblioteca di Palazzo Pitti era veramente strepitosa per i tesori che conteneva (la raccolta Poggiali di testi di lingua serviti per la redazione del Vocabolario della Crusca, i manoscritti galileiani e dell’Accademia del Cimento, grandi corpi di archeologia e di storia antica, gli autografi collezionati dalla famiglia Gonnelli…) non possiamo che rimaner ammirati e grati alla storia se questo patrimonio è stato reso pubblico. Certo, questa seconda cessione alla Magliabechiana della biblioteca granducale si svolse senza il consenso del sovrano, anzi ne seguì un lungo contenzioso con lo Stato italiano (ROTONDI 1967); ma rimane il fatto che la Libreria pubblica fiorentina è stata per due volte debitrice verso i Lorena dei suoi più significativi accrescimenti. Proprio in virtù di questa seconda unione non si poteva più chiamare “solo” Magliabechiana: con l’improvvisa dotazione che concludeva in bellezza il suo secolare destino di collettore di biblioteche piccole e grandi, private e conventuali, l’istituto con il suo aumentato patrimonio veniva a rappresentare la cultura italiana in una completezza e preziosità che non aveva riscontro in nessun’altra biblioteca del Paese, tanto da meritare la denominazione di Biblioteca della Nazione appena unita.
Possiamo qui ripercorrere solo brevemente le vicende che hanno portato alla formazione della seconda Palatina. Dopo il trasferimento alla Magliabechiana della biblioteca che aveva trovato a palazzo Pitti – non ritenendola, correttamente, di sua proprietà e destinandola ad uso pubblico – , Pietro Leopoldo provvide subito alla costituzione di una sua raccolta privata, ad uso proprio, della consorte Maria Luisa e della numerosa prole; rimane testimonianza di questo primo nucleo nel catalogo a stampa del 1771 (CATALOGUE 1771), di cui possiediamo la copia appartenuta al granduca stesso, preziosa per le note di pugno del sovrano e del segretario (CHIMIRRI 1999, PASTA 2003). E’ ragionevole supporre che la biblioteca di famiglia sia cresciuta nel venticinquennio in cui Pietro Leopoldo regnò in Toscana ma non abbiamo notizie precise sull’entità della raccolta che il figlio Ferdinando ereditò assieme al Granducato quando il padre nel 1790 fu chiamato a Vienna sul trono imperiale. Ai timbri di possesso dei genitori (“PL” e “ML”) il nuovo granduca aggiunse il proprio monogramma, “FAGDT”, la cui interpretazione più probabile risulta” Ferdinando [d’] Austria Gran Duca [di] Toscana” (MANNELLI GOGGIOLI 1995). Se il padre sembra aver costituito una raccolta propedeutica al governo e all’educazione dei figli, Ferdinando dette ben presto prova, piuttosto, di una propensione agli studi e al collezionismo librario per suo diletto personale che lo portò a raccogliere una biblioteca notevole che volle con sé anche nell’esilio (sembra che i francesi gliela abbiamo spedita a Wurzburg, su sua richiesta) e che ebbe modo di ampliare durante il suo peregrinare tra Germania e Francia, tanto che al suo ritorno in Toscana nel 1814 la biblioteca ricollocata a Pitti era ormai notevole. Coltivò a Firenze con maggior slancio la sua passione: sarebbe troppo lungo – ed è stato fatto da altri più volte (GENTILE 1889, FAVA 1935¹ e 1939) – fare l’elenco completo dei tesori che con lungimiranza e consistente dispendio di denari seppe accaparrarsi: citiamo solo la collezione Elzeviriana, la raccolta completa dei suoi prediletti autori classici, le inestimabili raccolte private che comprando salvò da una sicura dispersione. Sia detto qui per inciso che anche i precedenti granduchi lorenesi avevano fatto simili acquisti ma al preciso scopo di farne dono alla Magliabechiana e sollevarla in questo modo dalle ristrettezze in cui versava, mentre il XIX secolo segnò un periodo di grande decadenza per la biblioteca pubblica, non in grado di far fronte ad adeguati acquisti e aggiornamenti.
Anche Leopoldo II seguì le orme del padre quanto a febbre del collezionismo, pur lasciandone ad altri la cura, servendosi di valenti bibliotecari, in particolare di Giuseppe Molini (DBI, v. 75 ), a cui si devono alcuni degli acquisti più preziosi nelle aste di tutt’Europa. Sono entrate in questo periodo le splendide collezioni di viaggi e scienze naturali, archeologia e storia antica, oltre a rarità bibliografiche di testi italiani.
Tra i successivi bibliotecari dobbiamo ricordare Francesco Palermo, non solo perché sotto di lui furono acquistati la raccolta scientifica dei Targioni Tozzetti, gli autografi raccolti dalla famiglia Gonnelli, i manoscritti De Sinner con gli studi del Leopardi, i codici panciatichiani, ma anche perché dette un nuovo ordinamento ai libri della Palatina, che fino ad allora erano divisi e collocati per materie, com’era costume nelle biblioteche sei-settecentesche, con cataloghi e collocazioni che rispecchiavano questo sistema (ROSSI 1996). Palermo attribuì una nuova segnatura ai volumi, indicando semplicemente il luogo dove si trovavano, cioè la stanza, lo scaffale, il palchetto e il libro, con una simbologia fatta di lettere e numeri; la nuova collocazione fu apposta nel catalogo già esistente, accanto alla precedente per classi. Questa è la segnatura ancora in uso per i libri a stampa della Palatina, nonostante che dopo il loro trasporto nella Magliabechiana non vi sia più alcuna corrispondenza con il luogo fisico in cui si trovano. Il bibliotecario palatino però non rinunciò ad elaborare delle sue teorie classificatorie che illustrò dandole alle stampe (PALERMO 1854) ed iniziò inoltre a compilare il catalogo dei manoscritti (PALERMO 1853). La sua opera fu interrotta dall’esito del plebiscito del 1859 e dal conseguente esilio dell’ultimo dei Lorena.
Malgrado l’unione nel 1861, i due fondi storici della Biblioteca Nazionale non si sono mai veramente fusi: sistemati in magazzini diversi, conservarono le loro proprie segnature, i loro separati cataloghi. E ancora oggi è così. Ma quel che conta è che i due nuclei della Biblioteca risultano bibliograficamente complementari: il prezioso apporto della Palatina permise di colmare le lacune che in campo di editoria moderna e straniera avevano afflitto negli ultimi tempi la Biblioteca Magliabechiana, penalizzata da una cronica mancanza di fondi per acquisti. Sotto questo aspetto, non andrà troppo meglio alla neonata Biblioteca Nazionale; ma qui inizia un’altra storia.

Bibliografia:

CATALOGUE 1771
Catalogue des livres du cabinet particulier de LL.AA.RR., Florence, de l’Imprimerie
granducale, 1771.

CHIMIRRI 1999
LUCIA CHIMIRRI, Le letture di Pietro Leopoldo, «Biblioteche oggi», dicembre, 1999, pp. 42-45.

FAVA 1935¹
DOMENICO FAVA, Due biblioteche auliche nella Nazionale centrale di Firenze, «Accademie e biblioteche d’Italia», 9, 1935, pp. 448-474.

FAVA 1939
DOMENICO FAVA, La Biblioteca nazionale centrale di Firenze e le sue insigni
Raccolte, Milano, Hoepli, 1939.

GENTILE 1889
LUIGI GENTILE, I codici palatini della R. Biblioteca nazionale centrale di Firenze, I, Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, 1889.

MANNELLI GOGGIOLI 1995
MARIA MANNELLI GOGGIOLI, La Biblioteca Palatina mediceo lotaringia ed il suo catalogo, «Culture del testo», I , 1995, 3, pp. 135-159.

PALERMO 1853
FRANCESCO PALERMO, I manoscritti palatini di Firenze, Firenze, I. e R. Biblioteca Palatina, 1853-1868.

PALERMO 1854
FRANCESCO PALERMO, Classazione dei libri a stampa dell’I. e R. Palatina in corrispondenza di un nuovo ordinamento dello scibile umano, Firenze, dall’I. e R. Biblioteca Palatina, 1854.

PASTA 2003
RENATO PASTA, La biblioteca aulica e le lettura dei principi lorenesi, in Vivere a Pitti. Una reggia dai Medici ai Savoia, Firenze, Olschki, 2003, pp.351-387.

ROSSI 1996
MARIELISA ROSSI, Bibliofilia, bibliografia e biblioteconomia alla Corte dei granduchi di Toscana Ferdinando III e Leopoldo II, Roma, Vecchiarelli, 1996.

ROTONDI 1967
CLEMENTINA ROTONDI, La Biblioteca nazionale di Firenze dal 1861 al 1870, Firenze, AIB Sezione Toscana, 1967.