La Fondazione della Biblioteca Magliabechiana

di Maria Mannelli Goggioli

Bassorilievo raffigurante Antonio Magliabechi collocato nel vestibolo della Biblioteca Magliabechiana agli Uffizi

Le origini dell’attuale Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze risalgono al lontano 26 maggio 1714, quando l’erudito e bibliomane, nonché bibliotecario di casa Medici, Antonio Magliabechi (DBI v. 67 ), ormai sul letto di morte, dichiara al notaio Giovanni Evangelista Miccinesi la volontà di lasciare i suoi beni, che consistevano soprattutto in una eccezionale raccolta libraria di circa 30.000 volumi,  ai poveri della città di Firenze, allo scopo di formare “una publica Libreria a benefizio universale della città”(testamento pubblicato in Mannelli Goggioli 2000). Come  primi bibliotecari Magliabechi nomina i suoi esecutori testamentari, il cavalier Anton Francesco Marmi (DBI v. 70), suo amico e confidente, e il biscugino Lorenzo Comparini, dottore in legge. Un simile istituto, aperto liberamente a tutti e di carattere generale per poter servire ad una vasta area di lettori, mancava ancora a Firenze; sotto quest’aspetto la situazione complessiva del Granducato all’inizio del XVIII secolo risultava in notevole ritardo rispetto ad altre realtà italiane. Il bibliotecario fiorentino aveva impiegato tutto il tempo e il denaro di una vita condotta miseramente per soddisfare la sua unica necessità: accumulare libri e vivere in mezzo ad essi in modo da distinguersi all’interno della società degli eruditi per la sua sterminata conoscenza bibliografica. Senza eredi a cui lasciare l’amata raccolta, dopo molte pressioni perché ne disponesse a vantaggio della città, si decide infine a questo passo, ma malgrado le sue dettagliate disposizioni testamentarie occorreranno molti anni per l’apertura della biblioteca.  Le difficoltà – di carattere economico e normativo per la trasformazione di una raccolta privata in una biblioteca pubblica – videro una svolta con i provvedimenti del granduca Gian Gastone: il giorno di Natale del 1736 l’ultimo dei Medici emana tre leggi riguardanti la Magliabechiana che risultano fondamentali per le sorti della Biblioteca e per la natura pubblica dell’istituto; per questo a buon diritto esse vanno ricordate, assieme al testamento Magliabechi, come i documenti istitutivi della biblioteca fiorentina. Nel primo motuproprio si dispone che il Magistrato Supremo, organo istituzionale fra i più importanti, prenda possesso a nome del Pubblico di Firenze della libreria di Antonio Magliabechi e del legato dei libri di Anton Francesco Marmi, il quale aveva disposto nel suo testamento il lascito dei propri libri alla Magliabechiana a condizione che la biblioteca non fosse retta da religiosi, ponendo così le basi della natura laica dell’istituto. Viene inoltre incaricato il medico e bibliografo Antonio Cocchi (DBI v. 26; Antonio Cocchi 2008) di stendere l’inventario di tutti i libri della biblioteca, sui quali si dovrà apporre il sigillo del Pubblico di Firenze; per aumentarne il posseduto le tipografie della città dovranno consegnarle una copia di ciò che stampano. Col secondo motuproprio si nomina soprintendente il marchese Carlo Rinuccini, uno degli uomini più potenti della corte medicea, e col terzo Lorenzo Comparini come bibliotecario. Le provvidenze del Granduca non si fermano all’aspetto giuridico ma entrano nell’aspetto economico, donando i locali che ospitavano la libreria, estinguendo i debiti con la Dogana, che ne era proprietaria, e costruendo una scala di accesso dal loggiato degli Uffizi. Il 5 gennaio 1737, con cerimonia solenne, alla presenza di un notaio, il cancelliere del Magistrato Supremo prende possesso della Libreria e la consegna al bibliotecario, che ha l’incarico di custodirla. E’ un passo importante, col quale si vuole ribadire che la proprietà dell’istituto appartiene alla comunità e che è per l’utilità di  questa che il sovrano interviene nella gestione dell’eredità Magliabechi.  Anche forzando la volontà del testatore: con l’accettazione del lascito del Marmi, che lo vincolava alla gestione laica della biblioteca, si contravviene alle disposizioni del Magliabechi, che prevedeva i domenicani come futuri custodi della sua biblioteca. Lo si fece intenzionalmente, come si evince dal seguente passo della relazione del 1739 al Consiglio di Reggenza del ministro  Giulio Rucellai, segretario della Giurisdizione Ecclesiastica: “Dopo la morte del Cav. Marmi fu necessaria la deroga del Serenissimo Granduca al testamento Magliabechi per assicurare la Libreria e acciò si salvasse il diritto del Pubblico; ma perché si potesse sostenere il fatto senza entrare in imbarazzi con li ecclesiastici si credé necessario che S.A.R. vi spendesse del proprio e vi aggregasse delle cose di diversa natura, perché queste col progresso del tempo assorbissero anco il rimanente….Con istesso scopo nei citati motupropri si pensò a far dare un esemplare dei libri che si stampano in Firenze alla pubblica Libreria all’esempio di Venezia e di altri luoghi” (BNCF, Arch. Magl. F. VIII, II, cc. 10r-29r).  Il giovane ministro, al quale in precedenza il Marmi aveva inviato una supplica di aiuto per la Magliabechiana suggerendo i provvedimenti poi adottati dal Granduca, è probabilmente l’artefice delle disposizioni di Gian Gastone  e della strategia che le ha provocate, e cioè sottrarre agli ecclesiastici la guida di quello che diverrà il più importante istituto culturale della città. I domenicani reclameranno invano la conduzione della biblioteca dopo la morte di Comparini: nel 1739 fu nominato bibliotecario il giovane medico e naturalista Giovanni Targioni Tozzetti (Arrigoni 1987), che per i successivi 46 anni rimarrà alla guida dell’Istituto. Che si chiamerà Libreria Pubblica (e non Biblioteca Magliabechiana, appellativo che tuttavia le rimarrà comunemente) e che avrà come timbro di possesso l’iris, fiore simbolo di Firenze, con la legenda “Publicae Florentinae Bibliotecae”. I lavori di allestimento e di catalogazione durarono 10 anni: la biblioteca si aprirà il 3 gennaio 1747 nei locali che avevano precedentemente ospitato un teatro per commedie, contigui agli Uffizi, riadattati su progetto di Giovan Battista Foggini ed affrescati da Rinaldo Botti (Mannelli  Goggioli 2001). I volumi furono suddivisi secondo uno schema di classificazione ideato dal Cocchi, che si ispirò al filosofo inglese John Locke (Mannelli Goggioli 1996 e 2008); la redazione dei cataloghi fu affidata al Targioni Tozzetti. Fu un grande lavoro bibliografico, compiuto negli anni 1737-47, che vide la preminenza assoluta del criterio sistematico voluto dal Cocchi: furono ordinati per classi i 12 volumi del catalogo degli stampati (BNCF, Cataloghi antichi, str. 1-12, ex. Magl. X.20), accompagnato da scarni indici alfabetici per autori (ibidem, str. 18-19), per classi i 4 volumi dei manoscritti (ibidem, str. 13-16, ex. Magl. X.21); quest’ultimo sostituito nell’uso in biblioteca da un altro catalogo compilato dal Targioni, in undici volumi sempre in ordine di classi (BNCF, Sala mss, Cataloghi 45). Più tardo, redatto sul finire del XVIII secolo ma ancora in ordine sistematico, il catalogo degli incunaboli (Innocenti 1984, n. 185), accompagnato da un repertorio alfabetico (Innocenti 1984, n. 103). Il criterio classificatorio fu usato anche come base per la collocazione fisica dei volumi, conciliandolo però con quello per formato, per ovvi motivi di risparmio di spazio; il cartellino sul dorso indicava con numero romano la classe, le lettere iniziali del cognome dell’autore e, più in basso, un numero arabo indicante il palchetto in cui era sistemato in base al formato (vicende, documenti e cataloghi in Mannelli Goggioli 2000).

Bassorilievo raffigurante Anton Francesco Marmi collocato nel vestibolo della Biblioteca Magliabechiana agli Uffizi.

Per una valutazione bibliografica del patrimonio librario della biblioteca, va detto che se questo è grandioso per quanto riguarda la parte antica, derivante dai fondi Magliabechi e Marmi, risulta però limitato  negli incrementi successivi. Del resto, la Magliabechiana era nata povera; subito insufficienti le poche rendite dell’eredità Magliabechi, l’istituto si resse grazie agli interventi dei sovrani: dopo le provvidenze di Gian Gastone, i Lorena da Francesco Stefano in poi – fondamentale la legge sulla stampa del 1743 con cui si estese a tutto il Granducato l’obbligo della consegna alla biblioteca pubblica (Landi 2000) – pensarono al suo sostentamento, anche se la politica adottata rispose a criteri di risparmio; piuttosto che dotare la biblioteca di fondi per nuovi libri, si preferì ampliarla con doni o acquisti di piccole o grandi librerie private e destinandole le raccolte provenienti dalle soppressioni conventuali (Mannelli Goggioli 2009). In questo campo la munificenza lorenese si concentrò sulla Magliabechiana volendo così garantirne e valorizzarne il ruolo pubblico.

Bibliografia:

Antonio Cocchi  2008
Antonio Cocchi mugellano (1695-1758). Scienza, deontologia, cultura. Atti del Congresso, Borgo San Lorenzo, 10-11 ottobre 2008, a cura di Donatella Lippi e Andrea A. Conti, Firenze, Centro stampa del Consiglio regionale della Toscana, 2008.

Arrigoni 1987
Tiziano Arrigoni, Uno scienziato nella Toscana del Settecento: Giovanni Targioni Tozzetti, Firenze, Gonnelli, 1987.

DBI
Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto della Enciclopedia italiana, 1960-

Innocenti 1984
Piero Innocenti, Stratigrafia dei cataloghi: procedure di de stratificazione del maggior nucleo italiano di manoscritti e libri antichi, in «Il bosco e gli alberi», I, Firenze, Giunta regionale toscana, La Nuova Italia, 1984, pp. 295-523.

Landi   2000
Sandro Landi, Il governo delle opinioni, Bologna, Il mulino, 2000.

Mannelli Goggioli  1996
Maria Mannelli Goggioli, Uno scienziato per ordinare la libreria del Magliabechi: Antonio Cocchi e la classificazione della Magliabechiana. Dalla teoria all’organizzazione della biblioteca, «Culture del testo», 1996, n. 6, settembre-dicembre,  pp. 43-93.

Mannelli Goggioli 2000
Maria Mannelli Goggioli, La Biblioteca Magliabechiana. Libri, uomini, idee per la prima biblioteca  pubblica a Firenze, Firenze, Olschki, 2000.

Mannelli Goggioli  2001
Maria Mannelli Goggioli, Il Salone Magliabechiano agli Uffizi, antica sede della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, in Cesare Bazzani e la Biblioteca nazionale centrale di Firenze (1873-1939): atti delle giornate di studio, Firenze, Tribuna Dantesca della Biblioteca nazionale centrale, 20-21 novembre 1997: nuovi studi e documenti, a cura di Ferruccio Canali e Virgilio Galati, Firenze, BT, 2001, pp. 85-94.

Mannelli Goggioli  2008
Maria Mannelli Goggioli, Antonio Cocchi e la classificazione della Biblioteca Magliabechiana: da Pitagora a Locke, in Antonio Cocchi mugellano (1695-1758). Scienza, deontologia, cultura. Atti del Congresso, Borgo San Lorenzo, 10-11 ottobre 2008, a cura di Donatella Lippi e Andrea A. Conti, Firenze, Centro stampa del Consiglio regionale della Toscana, 2008, pp. 23-29.

Mannelli Goggioli  2009
Maria Mannelli Goggioli, Biblioteche pubbliche fiorentine nel Settecento. Con uno sguardo alla situazione nel Granducato, « Symbolae antiquariae»,  2, 2009, pp. 61-82.