Catastrofe e anastrofe del Fondo giornali

Catastrofe e anastrofe del Fondo giornali

di Sergio Marchini

A Luciano più che amico, fratello,
e a Beppe, mentore,
vivi ogni giorno nel giardino
del mio cuore

 

Beppe Bertini
Luciano Mattioli

I giornali erano immagazzinati nel seminterrato (EDIFICIO 1986) e, all’alba del 4 novembre 1966, furono completamente sommersi dall’acqua dell’Arno e danneggiati dalla corrente del fiume, estremamente violenta all’angolo tra corso Tintori e via Magliabechi (DI RENZO 2009) .
Nei giorni seguenti il fondo intero pareva perduto senza rimedio. Come scriverà Pierfrancesco Listri su “La Nazione” : “Un’altra perdita gravissima è quella relativa al fondo giornali. Tutte le raccolte dei giornali pubblicate in Italia dal tempo dell’Unità nazionale ad oggi, che ci giungono per diritto di stampa e ci consentono di essere l’unico vero completo magazzino di collezioni di periodici, sono rimaste sotto il fango e l’acqua: forse sono perduti … ”(LISTRI 1966).
Non mi dilungo nel racconto della gara di aiuto che venne alla Biblioteca, della caparbia volontà di salvare il patrimonio, sotto la guida instancabile ed inflessibile di Emanuele Casamassima il quale organizzò e coordinò l’impresa colossale del recupero di quanto era stato danneggiato, coinvolgendo dipendenti, tecnici italiani e stranieri, migliaia di giovani volontari, tra i quali anche lo scrivente.
Nella semioscurità del seminterrato, con turni brevi ma massacranti, quello che era stato sommerso fu, spesso solo a forza di braccia, portato all’asciutto. I giornali, in pacchi, in buste, in volumi gocciolanti acqua fangosa e nafta furono inviati in ogni essiccatoio disponibile in Italia e, col lavoro e l’impegno delle operaie e degli operai del posto, vennero asciugati.
Nell’estate del 1967 questa enorme massa di materiale – la collezione completa contava allora circa 37.000 testate e ne furono alluvionate dalle 24 alle 27.000 – cominciò a tornare in biblioteca.
Una commissione, composta dal Direttore, da Clementina Rotondi, responsabile dei periodici, Giuseppe Bertini, custode addetto ai giornali e fondamentale conoscitore della collezione, Luciano Matteoli Giachetti, rappresentante degli studenti – furono definiti “studenti” quelli che, dopo il volontariato, continuarono il lavoro in Biblioteca come soci e dipendenti della Cooperativa LAT a part time, in maggioranza studenti universitari di età media tra i 22 e i 24 anni – individuò i protocolli di ripristino del fondo: i giornali andavano divisi alfabeticamente per prima lettera del titolo, poi per seconda lettera, infine per testate. Ogni testata veniva divisa per annata, registrata e descritta, numero per numero, su nuovi schedoni, annotando i danni e le perdite. Via via che il materiale tornava in sede, scaricato all’ingresso di via Magliabechi, era diviso in prima lettera nei corridoi e sistemato in scaffali provvisori. Fu necessario compilare due quaderni di piante per orizzontarsi tra gli scaffali colmi che occupavano tutti i piani dell’edificio della Biblioteca. Il recupero, all’inizio, fu lento e faticoso: il personale divideva e collazionava le testate in mezzo a migliaia di sacchetti di plastica, fra la polvere delle pagine e del fango secco.
Il rapporto con l’Università fu stretto, tanto più che molte tesi e molte ricerche erano ferme per l’impossibilità a documentarsi sui periodici, e, dove possibile, le indicazioni di Ernesto Ragionieri, Giorgio Mori, Mazzino Fossi, Carlo Cordiè, Giuliano Procacci, docenti dell’Università fiorentina, portarono alla scelta delle testate cui dare la precedenza nel recupero.
Il lavoro ha permesso di recuperare tutti i quotidiani italiani, almeno dal 1872, i periodici, toscani e non, precedenti l’Unità d’Italia, testate – settimanali, quindicinali, mensili, saltuarie – importantissime e introvabili altrove, ma necessarie per ricerche e studi. Fu possibile descrivere nel nuovo schedone anche le testate precedenti il 1872, anno di inizio della registrazione, unificata poi per tutto il fondo perché, dal 1872 al 1966, erano più volte mutati la forma stessa, i criteri bibliografici e quelli di gestione.. Oggi sappiamo che la perdita totale delle testate della collezione si aggira sull’8-10 % del totale, a cui vanno aggiunte le perdite di numeri delle testate recuperate, non del tutto quantificata.
I giornali sono ordinati e registrati, non restaurati: solo i periodici dalla seconda metà del ‘700 al 1861 più alcune testate fiorentine, in tutto 300, sono stati restaurati e microfilmati, il resto attende. L’intera collezione, grazie a due progetti finanziati dal MIBAC , che hanno permesso di completare l’ordinamento, è a disposizione dell’utenza dal 1999, salvo due testate, il “Corriere mercantile” e l‘ ”Osservatore romano”, che però sono microfilmate. I giornali hanno uno sviluppo lineare di oltre 10.000 metri di palchetti e dal 1989 si trovano nei magazzini della Casermetta del Forte di Belvedere. La possibilità di consultazione del fondo è stata resa possibile dalla volontà e dal lavoro di quanti, dal 1967 in poi, hanno perseverato in un’opera che pareva impossibile.

Bibliografia

DI RENZO 2009
ELISA DI RENZO, Una biblioteca, un’alluvione: il 4 novembre 1966 alla Nazionale di Firenze, storia di un’emergenza; introduzione di Neil Harris, Roma, Associazione italiana biblioteche, 2009.

EDIFICIO 1986
L’Edificio della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Firenze, Forte di Belvedere, ottobre –novembre 1986, Firenze, Karta, 1986.

LISTRI 1966
LISTRI, Pierfrancesco, Milioni di libri sotto il fango, « La Nazione, Firenze », CVIII, 1966, n. 253, 9 novembre, p. 3.

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