I progetti, il concorso, la scelta del luogo, gli spazi

di Carlo Picchietti

Lo stato e l’ordinamento della Nazionale fiorentina, già alla fine dell’800, era considerato precario. La divisione in più edifici della biblioteca, infatti, non permetteva un regolare e pronto servizio e neppure una disposizione conveniente, sia delle suppellettili che dei libri, il cui numero si accresceva di giorno in giorno.
Il grande merito di trovare soluzioni ai problemi della biblioteca, va a Desiderio Chilovi, grande bibliotecario, direttore dal 1885, che conosceva le reali necessità delle biblioteche italiane e si adoperò, anche con studi ed ipotesi personali, moderne e organizzate, al fine di arrivare ad ottenere una fabbrica ex novo in quel Centro di Firenze, che nell’ambito del piano di risanamento della città si apprestava ad essere “…a vita nuova restituito.”.
Le diverse proposte delle autorità comunali sulla scelta dell’area dove sarebbe sorta la nuova biblioteca che si succedevano nel mutevole contesto dei grandi lavori cittadini di fine secolo, veniva sempre prontamente valutata dal bibliotecario con propri disegni e piante, ma qualsiasi idea presto risultava impraticabile, sia per le difficoltà burocratico-amministrative, sia per la reale adattabilità degli spazi. Nel 1900, dopo 15 anni di sterili tentativi, l’autorità governativa centrale e le autorità municipali si accordano per un’altra e finalmente definitiva collocazione nell’area compresa tra Corso dei Tintori e il secondo Chiostro della basilica di Santa Croce annesso al relativo convento. La convenzione stipulata, tra il Comune, il Governo, e la Cassa di Risparmio di Firenze, permette lo stanziamento della spesa necessaria alla realizzazione dell’opera, anticipata dalla Cassa centrale di Risparmi e Depositi con un prestito agevolato di £ 2.900.000 compresi gli espropri; di questa cifra, il contributo del Comune è fissato in £ 300.000 con la donazione anche di parte dell’area.
Il 31 dicembre 1902 viene pubblicato il bando per il concorso. La Commissione giudicatrice nominata il 29 settembre del 1903, è composta dal Presidente Camillo Boito, Gaetano Koch e Ernesto Basile nominati dal governo, Riccardo Mazzanti per il Comune, gli esperti delle questioni bibliotecarie Giuseppe Salvo, direttore della Biblioteca di Palermo, e Desiderio Chilovi, sostituito alla sua morte, avvenuta il 7 giugno del 1905, da Salomone Morpurgo, e Tito Azzolini eletto dai concorrenti.
I quaranta architetti partecipanti al primo grado del concorso, e i 12 prescelti (Bazzani, Piacentini, “Delfo”, Sabatini, “Sidera”, Fantappiè, Bovio, Rivas, “Nemo”, “Aemilia”, Garroni e Fondelli) per il secondo grado di giudizio, che si svolse tra il 1904 e il 1906, vedono infine vincitore il giovane architetto e ingegnere romano Cesare Bazzani  (DBI, v.7); (CESARE BAZZANI 2001).
Il grande impegno dei concorrenti non era stato tanto quello di trovare soluzioni adattabili alle preesistenze storiche, visto che, comunque, a detta di qualcuno “…risolvere il problema di innalzare un edificio per i libri nello spazio che ricinge il secondo chiostro di Santa Croce, è press’a poco la stessa cosa che trovare la quadratura del circolo.” ma “…quello di trovare la linea architettonica per la quale la fabbrica grandiosa si innestasse degnamente a quel gioiello dell’arte quattrocentesca, che è il chiostro quadrato di Santa Croce;…” ricollegandosi poi con il fianco verso “…la futura via Magliabechi, al chiostro maggiore, e al lato meridionale della chiesa.”(GIUBILEO 1911).
Dal punto di vista architettonico le risposte erano molto varie, alcune con richiami al XV secolo, altre con richiami a tempi moderni nel tentativo di combinare vecchi e nuovi linguaggi. Tra le soluzioni proposte, il progetto Piacentini era caratterizzato dal triplo ingresso dalla piazza dei Cavalleggeri, improntato ad uno stile basato sul fiorentino del XIV e XV secolo e interpretato modernamente con personali criteri. L’architetto propendeva per una Biblioteca che, dall’alto della sua aulica architettura, potesse essere più appropriata per studiosi di ricerche di alto contenuto scientifico.
L’ingegner Francesco Paolo Rivas, proponeva invece un corpo di fabbrica organizzato con la facciata lungo corso dei Tintori, che cercava di manifestare anche all’esterno la sua funzione, e dal quale doveva avvenire l’accesso, con una pianta il più possibile regolare, con un prospetto ricco di opulente decorazioni, stemmi di città posti su tutti gli ordini delle finestre e ancora, tra i vani delle stesse, le statue dei grandi fiorentini.
L’architetto Enrico Dante Fantappiè, nel suo progetto si ispirava ai palazzi fiorentini quattrocenteschi. L’edificio su due piani con un piano terra rialzato, con grandi finestrature, aveva la facciata principale su Corso dei Tintori, divisa tra un corpo centrale che si estendeva verso la Piazza dei Cavalleggeri, e due padiglioni retrostanti laterali, con fregi, decorazioni composte da medaglioni a basso rilievo in ceramica imitazione Della Robbia, e stemmi delle principali città italiane. La facciata secondaria invece si sviluppava sulla nuova via Magliabechi, con le stesse linee architettoniche della principale, ma priva di decorazioni.
Il progetto contrassegnato dal motto “Sidera”, prevedeva un edificio articolato su quattro piani con la facciata principale su Corso dei Tintori, simmetrica rispetto all’asse della Piazza dei Cavalleggeri, sulla quale si apre l’ampio accesso. L’autore, affermava di essersi ispirato “alle tradizioni liberamente intese dell’arte fiorentina del periodo più caratteristico”(EDIFICIO 1986) .
L’architetto Ezio Garroni predisponeva un progetto costituito da grandi masse articolate in rientranze e avancorpi, con grandi quantità di finestre, e con decorazioni limitate solo alla parte centrale ove si apre l’ingresso in asse dell’antistante Piazza Cavalleggeri.
La soluzione progettuale dell’edificio Bazzani, ampiamente illustrata e lodata dall’allora direttore, Salomone Morpurgo, nel suo discorso tenuto in occasione della posa della prima pietra, l’8 maggio 1911, imponeva che l’asse principale della nuova costruzione attraversasse il “solenne vestibolo, o sala di distribuzione”, e che corrispondesse al centro della Piazza dei Cavalleggeri, spazio ove si sarebbe dovuto affacciare il porticato d’ingresso, che dà accesso all’atrio e poi a tutti i servizi della Biblioteca. “Il criterio fondamentale della costruzione e della distribuzione interna” dice ancora il Morpurgo nel suo discorso “è stato di collocare nel piano terreno, ma fortemente rialzato, dell’avancorpo tutti gli organi inservienti all’uso pubblico dell’istituto ed ai servizi quotidiani di esso” (GIUBILEO 1911).

L'Atrio centrale
L’Atrio centrale

Già da queste prime battute risultano evidenti gli intendimenti del Bazzani, ma nel proseguo l’accento veniva posto anche sugli ambienti deputati alle funzioni rappresentative della biblioteca e cioè, i “Musei bibliografici” ed i “Locali rappresentativi”, ai quali si sarebbe potuto accedere “per i due scaloni ai fianchi del primo vestibolo”, ma principalmente “da Via Magliabechi, girata la monumentale rotonda in cui si accoglierà,

La Tribuna Dantesca
La Tribuna Dantesca

con le tribune dantesca e galileiana, un’ampia sala per adunanze e conferenze. Da qui con maggiore grandiosità di aditi e di scale, i visitatori saliranno alle dette tribune, alle sale di esposizione dei più insigni cimeli: manoscritti miniati, autografi, incunaboli, edizioni rare, stampe, ecc…”.
Il progetto Bazzani, lega quindi inequivocabilmente spazi e funzioni con soluzioni innovative dal punto di vista impiantistico e tecnologico. Questo sodalizio tra spazi e funzioni vedrà purtroppo una repentina interruzione dopo l’alluvione del 1966 che devasta l’edificio. A seguito del divieto ministeriale di occupare sottosuoli con le collezioni librarie, per esempio, la Sala di lettura viene trasformata in magazzino per le collezioni dei giornali, fino a che, nel 1990, il trasferimento al Forte di Belvedere dell’Emeroteca, permetterà alla direzione riaprire la monumentale Sala di lettura, e di riorganizzare negli spazi preposti molte delle funzioni negli intendimenti del progettista.
Gli spazi deputati alle funzioni rappresentative hanno invece mantenuto invariate negli anni la loro fisionomia e la loro destinazione. Infatti, anche se la Tribuna galileiana non ha mai accolto gli autografi di Galileo Galilei e della sua scuola, la Tribuna dantesca e le altre sale del primo piano hanno adempiuto egregiamente al loro compito di “Musei bibliografici” e di luoghi deputati ad adunanze e conferenze.
A testimonianza della funzionalità degli spazi espositivi, la mostra allestita nell’ambito del ciclo espositivo dedicato a Lorenzo il Magnifico (LORENZO DOPO LORENZO 1992) che, prevedendo l’accesso dall’ingresso di Via Magliabechi e articolando il percorso espositivo dallo scalone verso la galleria d’onore e da questa verso la tribuna Dantesca, permette una fruizione della Mostra integrata ma autonoma al tempo stesso rispetto alla vita quotidiana dell’Istituto.
L’ipotesi di tornare ad utilizzare appieno questa ala dell’edifico per funzioni espositive e di rappresentanza, non è stata sottovalutata dall’attuale Direzione della Biblioteca, che in questa ultima parte dell’anno 2011, ha potuto recuperare, come fu fatto con i già citati restauri del 1990, quei luoghi, in linea con gli originari intendimenti dell’architetto Bazzani.

Bibliografia

CESARE BAZZANI 1988
Cesare Bazzani: un accademico d’Italia, a cura di Michele Giorgini, Valter Tocchi, Perugia,Electa,
1988.

CESARE BAZZANI 2001
Cesare Bazzani e la Biblioteca nazionale centrale di Firenze (1873-1939): atti delle giornate di studio, Firenze, Tribuna Dantesca della Biblioteca nazionale centrale, 20-21 novembre 1997: nuovi studi e documenti, a cura di Ferruccio Canali e Virgilio Galati, Firenze, BT, 2001.

EDIFICIO 1986
L’Edificio della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Firenze, Forte di Belvedere, ottobre –novembre 1986, Firenze, Karta, 1986.

GIUBILEO 1911
Giubileo di Cultura, Firenze, Nerbini, 1911.

LORENZO DOPO LORENZO, 1992
Lorenzo dopo Lorenzo: la fortuna storica di Lorenzo il Magnifico, Firenze, Biblioteca nazionale, 4 maggio-30 giugno 1992, a cura di Paola Pirolo, [Cinisello Balsamo], Silvana, [1992] .

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