La Basilica e la Biblioteca

di Novella Maggiora

Prima delle trasformazioni urbanistiche otto-novecentesche il cuore del quartiere di Santa Croce era la Chiesa francescana, dei frati Minori Conventuali, intorno alla quale si sviluppavano molteplici attività legate alla lavorazione dei tessuti.
Con il trasferimento della Capitale a Firenze, stabilito con legge n. 2032 dell’11 dicembre 1864, il Convento di Santa Croce era scelto per ospitare una sezione del Ministero delle finanze, la Direzione generale del debito pubblico, in base alla legge n. 384 del 22 dicembre 1861 che permetteva al Governo di occupare i conventi per cause di pubblico servizio. Dotati di un nuovo ingresso e ricavati dalle celle dei frati unite a due a due, gli uffici della Direzione trovavano posto nell’ala est e in una parte di quella orientata a sud del ‘chiostro grande’, meglio conosciuto con il nome improprio di Chiostro del Brunelleschi, completato nel 1453. Per i frati Minori Conventuali, dimoranti in Santa Croce dal 1228, era realizzato un convento in dimensioni più ridotte dietro la Chiesa, con un nuovo refettorio, una cucina e alcune celle.
L’ala del Chiostro verso Corso Tintori, invece, non rientrava da tempo nelle proprietà del complesso conventuale in quanto ceduta per una parte nel 1572, “…Case et infermeria vecchia…”, al Granduca Cosimo de’ Medici che l’aveva trasformata in una caserma per i Cavalleggeri, un corpo di fanteria a cavallo (da cui Piazza dei Cavalleggeri), e per un’altra parte nel 1797, allo Scrittoio delle reali fabbriche per un corpo di cavalleria denominato i Dragoni. Gli ambienti intorno al Chiostro di fatto rappresentavano il corpo più rilevante del complesso conventuale da quando con l’edificazione della nuova chiesa i francescani erano aumentati e la fabbricazione si era estesa verso l’Arno.
La soppressione degli ordini, corporazioni e congregazioni religiose sancita dal regio decreto legislativo n. 3036 del 7 luglio 1866 (in esecuzione della legge del 28 giugno 1866 n. 2987), seguito dalla legge 3848 del 15 agosto 1867 riguardante la liquidazione dell’Asse ecclesiastico, continuava a garantire la destinazione degli ambienti dell’antico Convento ad attività estranee alla vita religiosa. Di fatto gli edifici sacri tenuti aperti al culto, come la Chiesa di Santa Croce, in quanto riconosciuti utili alle esigenze spirituali della popolazione, passavano al Fondo per il culto dipendente dal Ministero della Giustizia e dei Culti (dal 1932 dal Ministero dell’Interno), ma i conventi erano consegnati all’amministrazione del Demanio che si occupava della loro alienazione, in base ad una legge del 1862, o devoluzione, pagando una rendita al Fondo per il culto. Gli oggetti storico-artistici posseduti dai conventi erano devoluti ai musei e alle pubbliche biblioteche della provincia in base a quanto disposto dal decreto 3036. La documentazione riguardante i beni incamerati veniva in seguito trasferita tra il 1877 e il 1878 presso l’Archivio di Stato di Firenze, fondo Direzione compartimentale del Demanio e tasse di Firenze, Corporazioni religiose soppresse dal Governo Italiano.
Un provvedimento affine si era avuto in seguito alle soppressioni napoleoniche del 1808, decreto del 29 aprile, e 1810, decreto del 13 settembre: queste disposizioni avevano di fatto tolto la Chiesa e il Convento ai francescani, poi riabilitati in seguito alla restaurazione lorenese del 1814. Tutti i beni di proprietà del Convento erano stati incamerati, come l’archivio, confluito nell’Archivio delle corporazioni religiose soppresse, oggi in Archivio di Stato, come la ricca e rinomata biblioteca che era stata ricostituita dai frati Minori Conventuali dopo che nel 1766 Pietro Leopoldo di Lorena ne aveva disposto, non a caso, il quasi totale trasferimento presso la Biblioteca Medicea Laurenziana.
In particolare, in seguito ai decreti del 1808 e del 1810, erano stati consegnati ancora alla Laurenziana quasi venti codici di Santa Croce mentre la restante parte della raccolta, 122 codici e 39 libri a stampa, era stata ceduta il 17 marzo 1812 alla Biblioteca Magliabechiana. Per quanto riguarda la Biblioteca Medicea Laurenziana la raccolta è ancora oggi suddivisa nei fondi Codici latini e italiani (ex S. Croce confluiti nel 1767) e fondo Conventi soppressi, mentre nel caso della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, già Biblioteca Magliabechiana, i codici sono confluiti nel fondo Conventi soppressi.
In base all’articolo 20 del decreto n. 3036 i comuni potevano avere in concessione gli immobili appartenuti agli ordini religiosi previa richiesta di utilizzo per pubblica utilità. Nel 1868, in forza di questa disposizione, il Comune di Firenze otteneva il Convento di Santa Croce con atto pubblico del 29 aprile, e nel 1871 ne diventava proprietario per legge “…con tutti i fabbricati e gli annessi”. I conventi ceduti ai comuni erano quasi sempre parcellizzati e quindi consegnati ad enti diversi. Nel complesso conventuale di Santa Croce gli ambienti del lato che separa il primo chiostro dal cosiddetto ‘chiostro grande’ ospitano dal 1878 la Scuola professionale per le arti decorative e industriali, ovvero il futuro Istituto d’arte di Firenze (in quel momento ancora Scuola di intaglio). La Scuola occupava alcuni locali sia del piano terreno sia del piano primo, questi ultimi un tempo sede della storica biblioteca dei frati Minori Conventuali. Gli ambienti già utilizzati dall’Ufficio del Ministero delle Finanze, trasferito a Roma, sono invece affidati alla Direzione territoriale del Genio che li utilizzerà per ospitare un battaglione di fanteria e alcuni uffici dell’Amministrazione militare.
Il 2 maggio del 1900 una commissione aveva modo di appurare le precarie condizioni della sede della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze che ormai occupava ben tre edifici contigui a tergo degli Uffizi, tra Piazza del Grano e Via dei Castellani: le sale puntellate per ordine del Genio Civile, la carenza di locali, i pericoli addirittura che minacciavano l’edificio a causa del peso dei libri. La soluzione, ormai improrogabile, fu trovata grazie ad una convenzione stipulata tra lo Stato, il Comune e la Cassa di Risparmio del 4 febbraio 1902, approvata con legge del 21 luglio 1902 n. 337, che stabiliva la costruzione di una nuova biblioteca in Corso dei Tintori. L’accordo contemplava anche la cessione da parte del Comune di una porzione dell’ex Convento francescano di Santa Croce: in particolare quella che corrispondeva al ‘chiostro grande’ dove si trovavano gli uffici in uso alla Direzione territoriale del Genio, eccetto l’ala nord occupata dalla Scuola per le arti decorative e industriali. In questo modo si trovava anche un espediente per dare subito una collocazione ad una parte delle raccolte bibliografiche della Nazionale Centrale trasferendole presso gli ambienti acquisiti dell’ex Convento. Senza contare che, considerando la contiguità del Chiostro alla futura Biblioteca, sarebbe stato più semplice anche il dislocamento delle raccolte una volta ultimato l’edificio.
Di fatto gli ambienti dell’ex convento francescano diventavano, come si evince dai documenti, ‘magazzini di sfollamento’ del primo materiale bibliografico trasferito dalla vecchia sede della Biblioteca Nazionale Centrale. Nel 1911, appena iniziata la costruzione dell’attuale sede, si ultimava il collocamento di tutti i giornali politici usciti dal 1870 negli ambienti al piano terra del Chiostro. Il Ministero della pubblica istruzione, inoltre, era riuscito ad ottenere nel 1909 anche gli ambienti che occupava la Scuola per le arti decorative, in previsione del suo trasferimento a Porta Romana, compiuto nel 1923. Solo qualche anno più tardi, a partire dal 1926, s’iniziava a trasferire in Santa Croce parte del patrimonio librario di Palazzo dei Giudici, che ospitava buona parte delle raccolte della Biblioteca ma i cui locali erano ormai sovraccarichi. Nel 1930, dopo l’inaugurazione della Tribuna Dantesca, prima sezione della Biblioteca ad essere completata ma certo più monumentale che funzionale, si allestiva anche una sala provvisoria per la lettura dei giornali politici e delle riviste.
Gli anni Trenta del Novecento vedevano una nuova nascita, anzi due: nel 1933 i frati Minori Conventuali erano riabilitati, visto che la loro ‘Provincia’ veniva riconosciuta ente morale di culto con sede principale in Santa Croce e la Chiesa elevata al grado di Basilica Minore, nel 1935 infine veniva inaugurata la nuova sede della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze.
Del ‘chiostro grande’, oggi di pertinenza del Ministero per i beni e le attività culturali e sede di alcuni importanti magazzini librari dell’Istituto, erano ripristinate le antiche linee architettoniche quattrocentesche celate dalle modifiche apportate nel XIX secolo per adeguare gli spazi alle nuove funzioni istituzionali. Ambienti di cui in quel secolo era stato fatto un uso molto diverso rispetto a quello per cui erano stati concepiti, tanto che erano state necessarie radicali modifiche che ormai avevano privato la struttura della sua identità.
Alcune riproduzioni fotografiche Alinari fanno vedere come era l’architettura del Chiostro, largo trentuno metri per trentotto, negli anni Venti del Novecento: il portico inferiore si presentava circa come è oggi, ovvero con archi a tutto sesto e volte a crociera poggianti su colonne di pietra che ricordano la struttura dell’Ospedale degli Innocenti in piazza della SS. Annunaziata; la parte superiore invece appariva con un impianto a loggiato ma murato e provvisto di grandi finestre dotate di persiane abbastanza disarmoniche per il contesto. Il successivo ripristino del porticato superiore metteva invece in risalto le colonnine in pietra, non più murate, la copertura a tettoia in legno e il rivestimento in cotto. I medaglioni che si possono scorgere tra gli archi contengono gli stemmi della famiglia di Tommaso Spinelli, il ricco banchiere che per venerazione a San Francesco finanziò i lavori di costruzione del Chiostro e il cui stemma si trova sopra il portale che introduce all’androne di accesso.
La risistemazione del Chiostro ha permesso anche di salvaguardare, sul muro del loggiato superiore, parete nord verso la Chiesa, una riproduzione dello stemma dell’Arte di Calimala, un’aquila che ghermisce una balla di tela, ovvero l’Arte si occupava della lavorazione dei tessuti grezzi. Nel 1427 l’Arte, proprietaria di una parte del Convento, si era assunta le spese di incremento e di manutenzione della ricca biblioteca dei frati Minori Conventuali che aveva trovato adeguata sede proprio al primo piano dell’ala del convento che separa i due chiostri, verso la Chiesa, grazie all’eredità lasciata all’Arte di un laico, di nome Michele di Guardino, macellaio. Di questa figura genuina è possibile ancora vedere l’arma, rappresentata da un bove rampante, sul muro del piano superiore del porticato, accanto allo stemma dell’Arte.
Modesti frammenti di affreschi appena visibili sul muro del loggiato superiore del Chiostro che le infauste trasformazioni ottocentesche non sono riuscite a ‘sopprimere’ e che rievocano una condizione sociale ancora legata alla lavorazione dei tessuti e più dimessa di quella di Firenze Capitale, lontana anche dal quel contesto politico che negli anni in cui Vasco Pratolini ambientava il romanzo Il quartiere, ha voluto forzatamente cambiarne, ancora una volta, l’identità.

Riferimenti bibliografici e archivistici

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BIAGIANTI IVO, La soppressione dei conventi nell’età napoleonica, in La Toscana nell’età rivoluzionaria e napoleonica, a cura di Ivan Tognarini, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1985.

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BRANCA MIRELLA, CAPUTO ANNARITA, Decoratori per una città d’industrie artistiche all’ombra di Santa Croce (1880-1919), in Storia dell’Istituto d’arte di Firenze (1869-1989), a cura di Vittorio Cappelli e Simonetta Soldani, Firenze, L. S. Olschki, 1994.

CAPPELLI VITTORIO
CAPPELLI VITTORIO, Da Santa Croce a Porta Romana. Le molte ambizioni di un istituto modello, 1919-1939 in Storia dell’Istituto d’arte di Firenze, 1869-1989, a cura di Vittorio Cappelli, Simonetta Soldani, Firenze, L. S. Olschki, 1994.

Convenzione fra il Comune di Firenze e la Cassa centrale di Risparmi e Depositi di Firenze e l’Amministrazione dello Stato per la costruzione di un edificio ad uso della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, 4 febbraio 1902, cc. 1-2, Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Archivio Storico della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, n. 634, fasc. 14.

Ex Convento di Santa Croce in Firenze. Demanio nazionale e Comune di Firenze, 31 maggio 1907, Biblioteca del Convento di Santa Croce Firenze, Archivio storico della Provincia Toscana delle Ss. Stimmate dei Frati Minori Conventuali, n. 2, fasc. 1, s/6.

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FANTOZZI MICALI OSANNA – PIERO ROSELLI, Le soppressioni dei conventi a Firenze. Riuso e trasformazioni dal sec. XVIII in poi, Firenze, L.E.F., 1980.

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SEBREGONDI LUDOVICA, Il calvario delle soppressioni, in Santa Croce nel solco della storia, a cura di Massimiliano G. Rosito, Firenze, Città di vita, 2007.