Gli arredi

di Ulisse Tramonti

Venticinque anni, un lunghissimo tempo in cui “lentamente la fabbrica procede e con mezzi inadeguati”, hanno segnato un forte distacco di espressione linguistica tra le dichiarazioni programmatiche contenute nella relazione di accompagnamento al progetto di concorso della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (1904-1906) e il suo arredo interno, ultimato in gran parte fra il 1934 e il 1940 (EDIFICIO 1986). Quel cercar “d’esser

Sale di Consultazione

d’ambiente” espresso da Cesare Bazzani e testimoniato soprattutto dalla volontà di legare in maniera evoluzionistica l’immagine esterna dell’edificio alle forme della grande cultura architettonica della Firenze rinascimentale, ben si accompagnava alla creazione decorativa di quell’ “immaginoso dettaglio” applicato all’intero epitelio delle membrature architettoniche interne e tale da poter assicurare “una continuità visuale” fra le varie parti dell’edificio (CESARE BAZZANI 2001). Dai rari disegni di mano di Bazzani risalenti al 1906 emerge un arredo che denota un dichiarato richiamo alla “tradizione”, modulato attraverso una spigliata libertà stilistica che variava, inventava, corrompeva il corpo della tradizione stessa, correndo spesso sull’orlo dell’eccessivo, ma soprattutto tradendo i suoi più diretti riferimenti e quindi il compassato rigore del pur amato maestro Guglielmo Calderini. Riproporre dopo un lustro dalla posa della prima pietra un nuovo arredo, richiedeva un cambiamento di rotta che rendeva sempre più difficile a Bazzani rimestare fra le forme concepite prima della Grande Guerra, in un tempo in cui l’architettura italiana aveva preso ormai orientamenti diversi: nel 1931 i suoi progetti figuravano in quell’esecrabile “Tavolo degli orrori” che Piero Maria Bardi aveva presentato a Benito Mussolini, sollecitandolo a dare all’architettura un cammino direzionato verso espressioni contemporanee. La costrizione a doverose e ormai ineludibili evoluzioni razionaliste non era più procrastinabile, anche se i successivi progetti riveleranno una cattiva assimilazione delle nuove tendenze, dove a nove parti di architettura romana Bazzani aggiungeva svogliatamente una parte di orecchiato razionalismo europeo. Lo studio dell’arredo della Biblioteca Nazionale fu affidato, dallo stesso Bazzani a Italo Mancini, fedele e giovane collaboratore esterno, assolutamente attento alle proposte innovative di arredo che la rivista Architettura e Arti Decorative diffondeva attraverso le sue pagine: nel 1929 una panoramica dell’organizzazione funzionale e le relative attrezzature delle più importanti biblioteche pubbliche del mondo occidentale, Unione Sovietica compresa (ARCHITETTURA E ARTI DECORATIVE 1929); nel 1930 un dettagliato servizio su “Particolari ed attrezzature bibliotecarie moderne” (ARCHITETTURA E ARTI DECORATIVE 1930) dove venivano presentate le soluzioni più innovative, sperimentate contemporaneamente dallo stesso Mancini nei concorsi per i nuovi uffici del Governatorato di Roma (1928) e per il Palazzo dell’Automobile (1929). Oltre alla sorveglianza di Cesare Bazzani, a sostenere il giovane architetto nelle proposte e nelle scelte, era presente l’attenta e competente guida di Domenico Fava, allora direttore della Biblioteca Nazionale. Fu la ditta milanese Lips-Vago, con le sue leghe leggere, a risolvere i problemi organizzativo-funzionali dell’arredo, ad iniziare dal progetto di cento cassette metalliche, appositamente costruite con chiusura rotolante e scorrevole su rotelle per il trasporto dei libri da Piazza de’ Giudici alla nuova sede, all’istallazione nei magazzini librari di scaffalature metalliche per un’iniziale palchettatura di 40 km, vero elemento strutturale articolato su cinque piani, fino ai quattro mobili a cassetti per il catalogo a soggetto acquistati nel 1940. Questi ultimi mobili furono collocati nella sala dei cataloghi, che più di ogni altro ambiente rivela la sua tarda progettazione e la sua adesione all’estetica razionalista: la luce che scende dal velario centrale enfatizza la dinamica scala elicoidale di raccordo tra i due ballatoi in una scenografia prospettica, accentuata dalla fuga di quattro pilastri per parte rivestiti di lucido acciaio inossidabile; al centro, tavoli a doppio spiovente sostenuti da tubolari metallici e con piani di cristallo infrangibile sui quali poggiavano i volumi dei cataloghi per i fondi antichi e altri quattro tavoli con piano orizzontale per facilitare la consultazione del catalogo a schede. Dirette le analogie linguistiche di questa sala con le soluzioni di arredo che Italo Mancini aveva già proposto nel 1932 nei progetti di concorso per gli interni della Casa dell’Aviatore. Nelle sale di consultazione al primo piano l’arredo aveva invece una valenza rappresentativa e conforme all’importanza, alla severità e all’utilità del luogo. Gli ambienti in sequenza, al livello delle funzioni lettura, sono compartimentati da monumentali porte in noce, contrapposte alla felice trasparenza delle chiusure dei vani del piano terra e dei corridoi di transito. La continuità fra le sale di consultazione è garantita dalle comunicazioni al livello

Corpi illuminanti

dei ballatoi. La memoria delle antiche librerie di concezione settecentesca è assicurata dal doppio ordine delle scansie librarie a cui si aggiunge un nuovo sistema di salita: le anguste scale a chiocciola poste agli angoli dei vani, sono state successivamente sostituite da comode scale in legno ad andamento lineare, comunque schermate da scansie che garantiscono la continuità visiva delle pareti librarie. Per la consultazione si trovano grandi tavoli in legno di noce progettati con razionale semplicità, e dove ogni postazione di lettura era segnata da una sorgente luminosa, costituita da uno stelo bronzeo portante una calotta di vetro opalino, prodotto dalla ditta milanese Fontana Arte. Le avvolgenti sedute, ancora presenti, riflettono in chiave moderna il disegno dell’antico klismos greco, la seggiola priva di braccioli, ma con profondo schienale curvilineo a suggellare qui l’isolamento del lettore. La straordinaria cura del dettaglio attuato da Italo Mancini ci lascia raffinati oggetti di arredo, come il semplice e funzionale appendiabiti e portaombrelli, e ancor più raffinate finiture come le maniglie delle porte e degli sportelli alla base delle scansie concepite con un disegno che guarda soprattutto alla razionale funzionalità dell’uso (MINISTERO DELL’EDUCAZIONE NAZIONALE 1942). Nell’ottobre del 1935, in occasione dell’inaugurazione dell’edificio, fu allestita nella tribuna Dantesca la mostra dei libri membranacei del sec. XV, mentre nelle sale adiacenti e in quella Galileiana fu preparata la grande mostra dei libri figurati quattrocentini posseduti dalla biblioteca. Per l’occasione, e ancora fanno bella mostra di sé, furono ideate tre diverse tipologie di teche, identitarie degli spazi in cui dovevano essere collocate: fra gli intervalli delle colonne delle due tribune furono posizionati espositori lineari a credenza su due piani, realizzati in impiallacciatura di noce e cristalli, mentre al centro troneggiava un mobile circolare sempre in legno di noce e cristallo coronato da una lanterna in alabastro, a riproporre il modello di perfezione del tempio rinascimentale del sapere. A seguire elegantissime teche siglate sempre dalla Lips-Vago su alti piedi di anticorodal e chiuse da cristalli curvati. Anche il disegno dei vari corpi illuminanti risentiva dei tempi nuovi, di quella rinascita delle arti, manifestatasi alla fine degli anni venti con la produzione dei vetri di Murano, prodotti dalle fornaci Venini per impulso delle scultore Napoleone Martinuzzi. Nei corridoi di transito, nei vani degli scaloni monumentali, negli ambienti di distribuzione e di lettura vennero collocati corpi luminosi costituiti da elementi di pasta vetrosa a regolare ondulazione, di varie dimensioni che assemblati ricompongono tipologie formali diverse. Negli uffici direzionali la ditta Venini proponeva raffinatissime appliques ancora presenti, composte da coppe di cristallo di tonalità ambrata, o semplicemente opaline, poste su bracci di metallo o di legno rivestito da ondulati elementi in vetro.

Bibliografia

ARCHITETTURA E ARTI DECORATIVE 1929
Architettura e arti decorative,VIII, fasc. II, 1929.

ARCHITETTURA E ARTI DECORATIVE 1930
Architettura e arti decorative, IX , fasc.VIII,1930.

CESARE BAZZANI 2001
Cesare Bazzani e la Biblioteca nazionale centrale di Firenze (1873-1939): atti delle giornate di studio, Firenze, Tribuna Dantesca della Biblioteca nazionale centrale, 20-21 novembre 1997: nuovi studi e documenti, a cura di Ferruccio Canali e Virgilio Galati, Firenze, BT, 2001.

EDIFICIO 1986
L’Edificio della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Firenze, Forte di Belvedere, ottobre –novembre 1986, Firenze, Karta, 1986.

MINISTERO DELL’EDUCAZIONE NAZIONALE 1942
MINISTERO DELL’EDUCAZIONE NAZIONALE, Le Biblioteche d’Italia dal 1932 al 1940, Roma, F.lli Palombi, 1942.