Pubblicità delle biblioteche dopo il 1861 e principi moderni di servizi al pubblico

di Lucia Bigliazzi

Come l’arte nelle sue più significative espressioni aveva fortemente caratterizzato l’idea di una identità nazionale (BANTI 2006) durante i «tempi poetici del Risorgimento» (GOTTI 1885), così l’esigenza di dar vita ad un forte sistema normativo costituì dopo l’Unità l’elemento primo per avviare una reale costruzione dell’Italia e darle un volto definito.
Negli anni immediatamente successivi all’unificazione, l’intensa attività legislativa del nuovo Stato italiano si estese a tutto raggio e a questa non sfuggì il mondo delle biblioteche. Il legislatore infatti, in uno spazio temporale concentratissimo, dettò norme e varò provvedimenti, alcuni di largo respiro tesi a razionalizzare ed omogeneizzare il frastagliato universo delle biblioteche italiane (ma vennero assai dopo il 1861) altri, immediatamente successivi alla proclamazione dell’Unità nazionale, tesi a mantenere vivo, anche attraverso le biblioteche e le fonti documentarie di cui erano depositarie, quell’ideale di italianità, elemento di forte e passionale coesione agli albori del Risorgimento nazionale.
L’azione legislativa sulle biblioteche del Governo unitario fu pressante e disorganica insieme; fu infatti sovente contraddittoria e priva di una progettualità globale, ma tuttavia trovò una sintesi nella volontà del nuovo Governo di rendere le biblioteche una sorta di “punta di diamante” che doveva veicolare un concetto di cultura nazionale, di patrimonio collettivo di cui gli Italiani capaci di usufruirne per il privilegio di saper leggere e scrivere “dovevano” godere.
Il R.D. n. 213 del 22 dicembre 1861 che sancì la nascita della Nazionale di Firenze, costituì il provvedimento più significativo nel panorama delle biblioteche italiane e nella strategia politica generale del Governo unitario. Tuttavia altri atti normativi, anche antecedenti a quella data, esemplificano in modo altrettanto tangibile l’intento del legislatore.
Questi infatti emanò, a partire dal 1861 ed a seguire, una serie di decreti aventi a tema l’incremento della pianta organica di singoli istituti, finalizzato ad una più ampia apertura dei servizi al pubblico. Le biblioteche di Torino, Pisa, Bologna, Parma, Napoli, Genova, per citarne alcune, ebbero incremento di personale: l’organico della prima raggiunse le 19 unità al fine di “poter aprire una nuova Sala di lettura nelle ore serali” (ITALIA. R.D. n. 69, 23/6/1861); quello della biblioteca di Pisa fu portato a 7 unità (Italia. R.D. n. 297, 24/9/1861); a Bologna, considerato “il maggior servizio di cui si [erano] gravati gli impiegati” per l’apertura delle sale anche nelle ore serali, fu previsto un personale di 9 unità compresi due ‘alunni distributori’ (ITALIA. R.D. n. 409, 2/1/1862); a Parma l’organico fu di 14 impiegati fra i quali un conservatore per le Suppellettili Bodoniane ed uno “delle stampe” (ITALIA. R.D. n. 786, 21/8/1862). A Napoli, riunendo varie biblioteche cittadine, fu sancita la nascita di una nuova Nazionale con orari prolungati anche alla sera (ITALIA. R.D. 650, 14/5/1862). Gli stessi decreti sancirono l’aumento degli stipendi (difformi da luogo a luogo) al personale; nel contempo altri atti normativi tentarono, sia pure istituto per istituto, di definire le professionalità necessarie a ciascuno. Infine, venne definitivamente regolamentata l’esclusività del rapporto di lavoro Stato-dipendente con il divieto del ‘cumulo degli impieghi’ (ITALIA. R.D. n. 1668, 24/1/1864).
Alla Biblioteca Nazionale di Firenze la “pianta numerica degli Impiegati” raggiunse, nel 1863, quota 18 unità (ITALIA. R.D. n. 1352, 5/7/1863): l’incremento fu disposto in considerazione del ruolo assunto dall’istituto fin dal dicembre 1861. Dieci anni dopo, 1872, l’organico della Nazionale era rimasto pressoché inalterato. Luigi Passerini, prefetto della stessa, rilevando i “bisogni della biblioteca” che nell’anno 1871 aveva accolto quasi cinquantacinquemila studiosi e fornito oltre quarantamila opere in consultazione, lamentò la difficile situazione e denunciò l’”insufficienza assoluta del personale” (PASSERINI 1872).
I dati statistici presentati da Passerini imposero conseguentemente una strutturata regolamentazione delle attività della biblioteca, sia in nome di pubblicità e trasparenza nei confronti degli studiosi (orari, chiusure previste, accessi, servizi e diritti), sia riguardo ai doveri che l’istituto intendeva assumere verso i propri frequentatori.
Entrambe le esigenze trovarono concretezza nel Regolamento per il servizio della Biblioteca Nazionale di Firenze: composto di 24 articoli, i primi 14 riguardarono la Disciplina per gli studiosi, i successivi la Disciplina per il servizio del pubblico
La lettura è libera per qualunque persona e per ogni sorta di libri”: una dichiarazione di intenti, esposta all’art. 3 del Regolamento, a riconferma di quella volontà, ampiamente manifestata, di ‘pubblicità’ delle biblioteche italiane. A coloro che operavano direttamente al pubblico si richiedevano capacità di ‘attenzione’ e ‘premura’. Al distributore-capo in particolare competevano professionalità e propensione all’ascolto per comprendere le esigenze degli studiosi ed indirizzarli immediatamente verso ciò di cui avevano bisogno. Come in un moderno servizio di ‘reference’ gli addetti di oltre un secolo fa, equilibrati fra ‘assertività’ ed ‘empatia’, dovevano saper fornire risposte agli studiosi sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. Prontezza nel servizio, responsabilizzazione ed equa ripartizione dei carichi di lavoro costituivano caratteristiche peculiari delle attività proprie dei distributori.
Il Regolamento interno di dieci anni dopo, oltre a caratterizzarsi per la ricchezza e per la dettagliata mappatura, analisi e regolamentazione dell’intera attività della Biblioteca Nazionale, nel ribadire la doverosa ‘attenzione’ e l’imprescindibile ‘premura’ verso gli studiosi, introduceva anche il principio della ‘soddisfazione’ dell’utente, della cui garanzia era reso direttamente responsabile il bibliotecario al quale era affidata la sala cataloghi. A questi competeva infatti “far sì che gli studiosi [restassero] sempre soddisfatti del servizio” (BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE FIRENZE 1881).
I l Regolamento organico del 1885 fece ancora di più stigmatizzando “la scortesia e la sconvenienza verso i frequentatori” ed affermando il dovere di ogni impiegato di “evitare tutto ciò che, non essendo prescritto o necessario, potesse diventare incomodo o sgradito agli studiosi”, ai quali era esplicitamente riconosciuto il diritto a presentare, se del caso, un formale reclamo (ITALIA. R.D. n. 3464, 28/10/1885).
Principi antesignani di una moderna “Carta dei servizi”; principi riconfermati nella regolamentazione interna della Nazionale nel corso del ‘900.
L’attuale Regolamento interno approvato dal Ministero alla fine del 2000 sembra conchiudere, con quanto dichiarato al suo art. 1-Funzioni, il percorso delle biblioteche italiane, dalla frammentazione post-unitaria al senso di appartenenza ad un sistema/servizio integrato dell’intero mondo bibliotecario italiano (BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE FIRENZE 2000¹).

Bibliografia

BANTI 2006
ALBERTO MARIO BANTI, La nazione del Risorgimento: parentela, santità e onore alle origini dell’Italia unita, 2. ed., Torino, Einaudi, 2006.

BIBLIOTECA NAZIONALE FIRENZE 1881
Regolamento per il servizio della Biblioteca nazionale di Firenze (Minuta), Firenze, agosto 1881

BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE FIRENZE 2000
BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE, FIRENZE, Regolamento interno, prot. 13642, 19/12/2000.

GOTTI 1885
AURELIO GOTTI, Elogio del conte Giovanni Arrivabene letto … nell’adunanza ordinaria del dì 1° marzo 1885, «Atti della R. Accademia economico-agraria dei Georgofili di Firenze», s. IV, v. VIII, 1885, p. 87-115.

PASSERINI 1872
LUIGI PASSERINI, Cenni storico-bibliografici della R. Biblioteca nazionale di Firenze, in Firenze, coi tipi di Cellini e C., 1872.