La Biblioteca diventa Nazionale (1861)

di Piero Scapecchi e  Francesca Tropea

All’indomani della raggiunta unità nazionale il primo provvedimento dello Stato unitario, da collocarsi nell’ambito di una particolare attenzione verso gli istituti di cultura, fu la riunione della Biblioteca Magliabechiana (che aveva già accolto nel 1771 la Medicea Palatina Lotaringia) con la nuova Palatina, raccolta dai granduchi Ferdinando III e Leopoldo II negli anni dell’esilio durante la dominazione napoleonica, per essere poi implementata con ulteriori acquisti fino agli anni ’50 del XIX secolo. L’inserimento della Nazionale nella politica culturale del nuovo regno fu obiettivo primario, se pur a volte limitato dallo sforzo di completamento dell’unificazione (terza guerra d’indipendenza e presa di Roma). A questo proposito è fondamentale il R. Decreto n. 5368 del 25 XI 1869 Riordino delle Biblioteche governative del Regno che, firmato dal Ministro della Pubblica Istruzione Angelo Bargoni e preceduto dalle relazioni della Commissione di Studio conosciuta come “Commissione Cibrario”, introdusse l’obbligo del deposito alla Biblioteca fiorentina di una copia di ogni pubblicazione edita sull’intero territorio nazionale, provvedimento considerato da Paolo Traniello “esempio di centralità proprio delle vere biblioteche Nazionali” (TRANIELLO 2002).
Nel segno della continuità fu la nomina del primo direttore della nuova Biblioteca di Atto Vannucci che, patriota e professore all’Istituto di Studi Superiori, era già dal 1859 direttore della Magliabechiana (ROTONDI 1967; DEL BONO 2012). Il suo impegno principale fu rivolto a concretizzare la riunione della Magliabechiana con la Palatina, superando i numerosi ostacoli frapposti dal deposto Granduca e dai lealisti (primo fra tutti Francesco Palermo, ultimo direttore della nuova Palatina). L’obiettivo di fatto fu raggiunto nel 1866 quando, divenuta Firenze capitale del Regno, Palazzo Pitti accolse la corte e la raccolta libraria fu trasportata nel Salone dei Veliti agli Uffizi. Solo qualche anno dopo la Biblioteca acquisì nuovi spazi nel Palazzo dei Giudici. Nonostante il diverso processo di formazione della nuova Palatina rispetto a quello della Magliabechiana, le due biblioteche si integrarono perfettamente e consentirono un ampliamento delle possibilità di ricerca.
Ad Atto Vannucci successero alla direzione della Nazionale Giuseppe Canestrini (dal 1862 al 1870), Luigi Passerini (dal 1871 al 1877), Torello Sacconi (dal 1877 al 1885) e Desiderio Chilovi nominato nel maggio del 1885. Nonostante l’interessamento del Governo per la vita della Biblioteca, erano notevoli le difficoltà finanziarie, come si evince anche dalla Relazione alla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati, Ministero istruzione pubblica, tornata del 1 febbraio 1896 e dalla successiva discussione. Il relatore Angelo Messedaglia (1820-1901), giurista veneto studioso di Omero, pur sottolineando la maggiore importanza acquisita dalla Biblioteca fiorentina dopo il trasferimento della capitale in Toscana, lamentava che “Contuttociò la sua dotazione, che era ancora di 21.431 lire nel 1863, e che sotto il Governo granducale, per le due biblioteche, la Magliabechiana e la Palatina, saliva in complesso a 40/50 e più mila lire l’anno, secondo il bisogno, si trova ora ridotta a 16.306 lire e 53 centesimi [per il materiale]. Detratta ogni altra spesa … sono appena poche centinaia di lire che si possono mettere da banda per acquisto di nuovi libri. Nell’anno 1867 sarebbero state lire 712 e centesimi 67. Uno de’ principali periodici inglesi notava che la biblioteca circolante di qualche modesta città di provincia in Inghilterra dispone di tre o quattro volte tanto”. Alla discussione sulla relazione Messedaglia, seguita nella tornata del 28 maggio 1869, portarono il proprio contributo, pur non aggiungendo nulla al quadro già delineato dal relatore, gli on. Floriano Del Zio, professore di filosofia lucano e Filippo De Boni, giornalista, quest’ultimo, pur riconoscendo l’importanza di tutte le biblioteche, proponeva di assegnare alla Magliabechiana 30 mila lire per il materiale, dato che “per il fatto del trasferimento della capitale, dall’essere la prima biblioteca della Toscana, essa è diventata la prima del regno”.
L’Istituto proseguì la politica di incremento del patrimonio grazie all’acquisizione di grandi librerie, tra le quali quella raccolta dal conte Piero Guicciardini al fine di documentare la storia della Riforma religiosa. Il fondo, costituito da oltre 8.000 edizioni ascrivibili all’arco cronologico compreso tra il sec. XV e XIX, nel 1866 fu donato al Comune di Firenze e dal 1877 fu collocato in deposito presso la Nazionale per la consultazione pubblica. Nel 1874 fu acquisita la Libreria di Giovanni Nencini, collezionista già direttore della R. Manifattura dei Tabacchi in Toscana, la cui raccolta comprende, fra l’altro, un importante nucleo di edizioni stampate dai Manuzio. Nel 1876 la Biblioteca accoglieva la collezione del marchese Gino Capponi costituita da 385 manoscritti e da 180 inserti di documenti, tutti relativi alla storia italiana. Infine dopo la morte del direttore Luigi Passerini, che lasciò la propria libreria alla Biblioteca, fu acquisito il fondo composto da edizioni a stampa (secc. XV-XIX) e da manoscritti relativi a storia, genealogia e araldica.
Con il R. Decreto del 28 ottobre 1885 la Biblioteca prendeva il titolo di Nazionale Centrale. Nello stesso anno il ministro della Pubblica Istruzione Ferdinando Martini individuò tra i compiti della Nazionale la redazione del “Bollettino delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa”. Si apriva in questo modo un nuovo e importante periodo di vita della Biblioteca.

Del Bono 2012
Gianna Del Bono, Storia della Biblioteca Nazionale di Firenze (1859-1885), Manziana, Vecchiarelli, 2012.

Rotondi 1967
Clementina Rotondi, La Biblioteca nazionale di Firenze dal 1861 al 1870, Firenze, AIB Sezione Toscana, 1967.

Traniello 2002
Paolo Traniello, Storia delle biblioteche in Italia. Dall’Unità ad oggi, Bologna, Il mulino, 2002.