L’Archivio nazionale del libro: il diritto di stampa

di Francesca Filippeschi

Il diritto di stampa a Firenze nasce grazie al Motuproprio del Granduca Gian Gastone de’ Medici del 25 dicembre 1736 che impone ai tipografi della città la consegna di un esemplare di tutto ciò che stampavano, assicurando così l’incremento gratuito delle collezioni della biblioteca Magliabechiana; l’obbligo venne esteso nel 1743 ai tipografi di tutto il Granducato. Il deposito era diretto e non soggetto a condizioni e il bibliotecario stesso rilasciava la ricevuta di avvenuto deposito alla stamperia.
“Risale all’epoca stessa del primo costituirsi della biblioteca, corrisponde a una saggia concezione dell’obbligo che autori e editori hanno, solidamente, non solo verso le pubbliche raccolte, donde ogni studio si alimenta, ma ancora e più genericamente, verso la cultura nazionale, madre del pensiero e dell’arte di ogni generazione che si avanza nel cammino dei secoli” (GIUBILEO 1911).
In Italia l’istituto del deposito obbligatorio degli stampati è regolato organicamente per la prima volta dall’editto di Carlo Alberto del 26 marzo 1848. Nella premessa si legge: “dopo di aver dichiarato che la stampa sarà libera ma soggetta a leggi repressive ci siamo disposti a stabilire le regole da tenere nei Nostri Stati per l’esercizio di tale libertà”. Questa, in base all’art. 7 dell’editto sulla stampa, era condizionata dall’obbligo della presentazione da parte dello stampatore “della prima copia di qualunque stampato presso l’Ufficio dell’Avvocato fiscale generale o presso l’Ufficio dell’Avvocato fiscale presso il Tribunale di Prefettura”. Ancora l’art. 8 obbligava stampatori e riproduttori, entro dieci giorni dalla pubblicazione, “a consegnarne una copia agli Archivi di Corte e una alla biblioteca dell’Università nel cui circondario è seguita la pubblicazione. Lo stampatore o riproduttore che fosse in ritardo nell’eseguire la consegna sopraddetta sarà punito con l’ammenda di L. 50. Il tutto senza pregiudizio di quanto è stabilito dalle leggi relative all’acquisto e alla conservazione della proprietà letteraria”. Erano quindi contemplate due funzioni: la prima di controllo giurisdizionale, la seconda, quella dell’art. 8, di costituzione dell’archivio nazionale del libro tramite la raccolta e la conservazione della produzione editoriale.
Dopo l’unità d’Italia, il primo riferimento al deposito librario locale si trova nella legge n. 2337 del 1865 sulla proprietà letteraria che vede legata la tutela del diritto d’autore alla presentazione al Prefetto della Provincia di un numero di esemplari non eccedente quello di tre dell’opera che pubblica. Inoltre il relativo regolamento d’attuazione del 1867 stabiliva che nei cinque giorni successivi al deposito, “un esemplare della dichiarazione munita del certificato e corredata di una copia dell’opera presentata sarà trasmessa dalla Prefettura al Ministero dell’Industria e Commercio. L’altra copia dell’opera sarà rimessa alla biblioteca principale del luogo che rilascerà ricevuta da trasmettersi al Ministero contemporaneamente all’invio della dichiarazione”.
La Biblioteca nazionale di Firenze diventa depositaria di un esemplare di “tutte le opere esemplate nella vigente legge sulla stampa per cura del Procuratore del Re, giusta le apposite istruzioni del Ministero di Grazia e Giustizia su cui siano stati riservati i diritti di proprietà letteraria”, in seguito all’emanazione del decreto di riordino delle biblioteche governative del Regno n. 5368 del 1869 sul quale ha molto influito l’attività di studio della Commissione Cibrario costituita appositamente.
Tutto ciò veniva ulteriormente confermato con la circolare del Ministro di Grazia e Giustizia del 30 giugno 1870 per effetto della quale “la cultura italiana ebbe il suo coronamento nella nostra biblioteca. In forza della legge sulla stampa, fu decretato che un esemplare di tutte le pubblicazioni fatte nel Regno, fosse in essa depositato. Così veniva perennemente assicurato alla biblioteca l’elemento più necessario alla sua esistenza: i libri che rispecchiano interamente il pensiero moderno italiano… e che documentano senza interruzione l’opera del pensiero nazionale”. (CHILOVI 1903).
Finalmente il Regolamento organico delle biblioteche del 1885 attribuisce in maniera chiara alle due Biblioteche nazionali di Firenze e Roma, alle quali veniva conferito il titolo di Centrale, il compito di raccogliere e conservare tutto ciò che si pubblica in Italia e che esse ricevevano in virtù della legge sulla stampa. Fu deciso allora che la Biblioteca nazionale di Firenze redigesse il Bollettino bibliografico delle pubblicazioni italiane ricevute per diritto di stampa.
Superata la pretesa di condizionare la politica, il pensiero e le coscienze grazie al controllo preventivo dei Prefetti sui libri in uscita nella propria provincia il diritto di stampa si è trasformato nel tempo in un servizio di utilità sociale, in un istituto di salvaguardia dell’eredità culturale nazionale con il fine di incrementare, preservare e trasmettere la cultura nazionale attraverso la redazione del Bollettino che documenta e pubblicizza la produzione libraria nazionale. E’ importante sottolineare quanto l’efficacia di questo strumento sia legata alla qualità del servizio offerto dalle biblioteche depositarie: solo un’ attenta politica di conservazione e tutela può garantire nel tempo raccolte complete in tempi rapidi.

Bibliografia

CHILOVI 1903
DESIDERIO CHILOVI, L’archivio della letteratura italiana e la biblioteca nazionale centrale di Firenze, Firenze, Bemporad, 1903.

GIUBILEO 1911
Giubileo di Cultura, Firenze, Nerbini, 1911.

Aggiornato a Dicembre 2011