Prevenzione del rischio

di Alessandro Sidoti

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volumi ricoperti dal fango dell’Arno (1966)

Vivere nel rischio significa saltare da uno strapiombo e costruirsi le ali mentre si precipita.
Ray Douglas Bradbury

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simulazione di allarme esondazione: trasporto dei volumi ai piani superiori
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simulazione di allarme esondazione: disposizione dei volumi in ordine di segnatura nei luoghi sicuri

Il modo in cui la Biblioteca Nazionale di Firenze riuscì ad affrontare l’alluvione del 1966, ci lascia ancora stupiti per molti motivi; uno tra tutti, la grande gara di solidarietà che coinvolse, e non solo dal punto di vista economico, tutta la società civile, compresa quella internazionale. Emerse, però, fin da subito, che la città e la Biblioteca erano assolutamente impreparate ad affrontare un evento di quelle proporzioni. Tuttavia, il rendersene conto non ha creato quell’auspicabile senso civico di responsabilità che avrebbe potuto far percorrere con grande anticipo rispetto a quanto è effettivamente avvenuto, la strada della prevenzione dei rischi sui beni culturali.
Ad un certo punto, comunque, seppur in ritardo, la Biblioteca Nazionale ha intrapreso la sua battaglia per la salvaguardia dai rischi, ponendo l’accento prima sulle pratiche di manutenzione e poi su come affrontare le emergenze. La battaglia, però, va sottolineato, è prima di tutto culturale e si può di fatto constatare che non è per niente facile far comprendere che la prevenzione e quindi le risorse coinvolte non sono da considerare un lusso e che un investimento dei già scarsi mezzi a disposizione costituisce per l’amministrazione non uno spreco bensì un risparmio seppur a lungo termine. Al contrario è spesso difficile fare fronte alle spese di manutenzione, vero pilastro della tutela, e ora più che mai ci si può trovare ad affrontare emergenze più o meno annunciate. Infatti la prevenzione, per quanto costosa, lo sarà sempre meno della riparazione dei danni, una volta che essi si sono verificati specie se a seguito di un disastro. Inoltre, molto spesso si è pensato erroneamente che le emergenze potessero essere gestite dai soli specialisti, invece è indispensabile la collaborazione di molte professionalità in grado di coadiuvare con competenza chi gestisce i momenti di crisi. Perciò non solo è essenziale che ogni operatore sia debitamente formato ma occorre che vengano addestrati anche gli eventuali volontari da coinvolgere; troppo spesso infatti si arriva ad affrontare situazioni drammatiche con un bagaglio di esperienza insufficiente cosicché persone armate di grande volontà ma impreparate, possono causare ulteriori danni ai materiali.
Naturalmente è ormai acclarato che non esiste piano di rischio che possa essere considerato efficace se non è scritto e sostenuto dal Dirigente, conosciuto e condiviso da un personale preparato, partecipe e che guardi alla prevenzione come ad una parte integrante del proprio bagaglio culturale. Fondamentali, e in biblioteca ci si è mossi in questo senso, sono poi le iniziative concrete per testare le proprie forze e motivare i partecipanti alle attività di soccorso ovvero le simulazioni del salvataggio delle collezioni in caso di emergenza, prima di tutto quella da acqua poiché per noi, è appena il caso di rammentarlo, è di certo la più probabile e temuta. Simulazioni messe in atto di concerto con le istituzioni che operano sul territorio: Direzione regionale e Protezione civile in primo luogo. Ovviamente, è imprescindibile lo stanziamento di fondi per l’acquisto di eventuali misure di protezione passiva e la disponibilità di tempo e di personale per poter aggiornare e continuare a testare quanto messo sulla carta.
I volumi sono materiali compositi, soggetti a danni ingenti e spesso permanenti, per questo le tecniche di recupero disponibili sul mercato sono costose e talvolta inefficaci; data la fragilità insita nei materiali librari questi, durante le esercitazioni e le vere emergenze, devono essere spostati con cura, attraverso vie di esodo prefissate, evitando il rischio della perdita o della ricollocazione errata in magazzino. Si può anche aggiungere che, data la quantità di materiale conservato presso la Biblioteca Nazionale, è stato necessario fare delle opportune scelte, stabilendo delle priorità che tenessero conto della rarità e della vulnerabilità del materiale in maniera da sfruttare al meglio i luoghi sicuri individuati e poter eseguire le faticose operazioni di messa in sicurezza nel modo più efficiente possibile.
Per quanto, dunque, come già accennato, sia naturale per la Biblioteca porre l’accento sulla prevenzione del rischio alluvionale, dobbiamo ricordare che molte sono le tipologie di emergenza che possono coinvolgere i libri e che, contrariamente a quanto ci si aspetta, i danneggiamenti maggiori avvengono quotidianamente a seguito dell’usura e delle cattive condizioni di conservazione a cui il materiale è soggetto per la sempre maggiore carenza di fondi e di spazi di qualità in cui poterlo stoccare; pertanto come può essere naturale considerare compito di tutti salvaguardare un bene comune in caso di emergenza altrettanto deve esserlo ritenuto conservarlo tutti i giorni.

Aggiornato a Dicembre 2011

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