Direttori della Biblioteca

di Elisabetta Francioni, Alberto Petrucciani

Nota redazionale: il contributo originale contenuto nel Catalogo della mostra 1861/2011: l’Italia unita e la sua Biblioteca (novembre 2011) è stato ampliato e aggiornato a dicembre 2016

 

Biblioteca Magliabechiana

 Anton Francesco Marmi (DBI): 1714-1736
Lorenzo Comparini: 1714-1738
Giovanni Targioni Tozzetti: 1739-1783
 
Ferdinando Fossi (DBI): 1783-1800
 Carlo Mengoni: 24 febbraio-18 marzo 1801 (rinuncia)
  Lorenzo Sarchiani: 18 marzo-16 maggio 1801
 Giulio Perini: 16-18 maggio 1801
 Vincenzo Follini: 1801-1836
 Tommaso Gelli: 1836-1858
  Pietro Pittori (reggente): 1858-1859
 Torello Sacconi (reggente): 1860-1861

Monumento marmoreo ad Atto Vannucci, primo direttore della Biblioteca (Firenze, Chiesa di Santa Croc
Monumento marmoreo ad Atto Vannucci, primo direttore della Biblioteca (Firenze, Chiesa di Santa Croce)

 

Torello Sacconi, che diresse la BNCF dal 1877 al 1885, fu il primo vero organizzatore della Biblioteca, stabilendo dettagliate regole di funzionamento e di ordinamento
Torello Sacconi, che diresse la BNCF dal 1877 al 1885, fu il primo vero organizzatore della Biblioteca, stabilendo dettagliate regole di funzionamento e di ordinamento

 

Biblioteca Nazionale


La lista dei direttori che hanno guidato la Biblioteca Nazionale di Firenze dal 1861 a oggi comprende numerose personalità di rilievo, non solo del mondo delle biblioteche ma più in generale della cultura italiana. Nonostante i nomi prestigiosi, tuttavia, questa lista si rivela insufficiente a rappresentare ciò che la Biblioteca è stata in passato ed è oggi. E’ necessario quindi immaginarceli, questi direttori, come al centro di una foto di gruppo, a fianco dei collaboratori con cui hanno condiviso progetti, difficoltà e realizzazioni e ai quali hanno affidato la responsabilità dei diversi settori, che in una grande biblioteca hanno necessariamente una loro autonomia. Dobbiamo allargare lo sguardo, insomma, a tutto il personale, soprattutto in un istituto come questo in cui è stato sempre forte lo spirito di cooperazione, il senso di appartenenza e, se vogliamo, “di bandiera”: lo testimoniano anche i necrologi coi quali sul Bollettino delle pubblicazioni italiane, fino al 1924, sono stati ricordati non solo i direttori scomparsi ma anche più modeste figure di distributori.
Se la nostra cronologia si fermasse ai direttori non vi comparirebbero, ad esempio, una Teresa Lodi – paleografa di fama internazionale, per vent’anni responsabile della Sezione Manoscritti -, o un Luigi Crocetti, che cominciò qui da volontario una lunga e feconda carriera che lo avrebbe portato in altre importanti istituzioni (DE GREGORI-BUTTÒ 1999; Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo, <www.aib.it/aib/editoria/dbbi20/dbbi20.htm>).
Parlando di una biblioteca che è sempre stata una delle grandi “scuole” dei bibliotecari italiani, non bisogna neppure dimenticare i tanti, provenienti da altre città, che vi hanno mosso i primi passi della carriera e appreso non solo i rudimenti (e poi le finezze) del lavoro, ma soprattutto una tradizione di rigore scientifico ed etico. Firenze è stata a lungo una destinazione di “prima nomina” per i vincitori dei concorsi (sono passati di qui Attilio Pagliaini, Fortunato Pintor, Francesco Barberi, Olga Pinto, Giorgio De Gregori e tanti altri), oltre che, in precedenza, una delle sedi primarie dell’“alunnato”, sorta di tirocinio cui si accedeva per concorso, e al quale seguiva l’esame di abilitazione per diventare “sottobibliotecari”, primo gradino della carriera (per questa via entrarono alla Nazionale nel 1889 quelle che sarebbero diventate le prime due donne bibliotecarie in Italia: Giulia Sacconi e Anita Castellano).
La cronologia dei direttori – in questa sede limitata, per ragioni di spazio, a brevi ed essenziali notizie – si apre con un nome illustre di letterato e patriota, Atto Vannucci, direttore tra il 1861 e il 1862 per un periodo di pochi mesi, che sarebbe tuttavia sbagliato considerare una meteora, la “direzione provvisoria” di un politico in un momento di cambiamento istituzionale. A lui si devono, infatti, due iniziative che lasceranno nella storia della BNCF un’impronta non cancellabile: il decreto del dicembre 1861 che riuniva la Palatina alla Magliabechiana con la nuova denominazione di “Nazionale” e l’assunzione di Desiderio Chilovi destinato a guidare a sua volta, di lì a vent’anni, la Biblioteca.
Le due direzioni che seguono alla rinuncia di Vannucci – il quale continuò comunque a dare un autorevole sostegno politico alla Biblioteca – rimangono nel solco dei “bibliotecari-letterati”. Dal 1862 al 1870 è la volta di Giuseppe Canestrini, trentino naturalizzatosi a Firenze; poi, negli anni 1871-1877, del fiorentinissimo Luigi Passerini Orsini de’ Rilli: due storici eruditi con meriti patriottici, entrambi deputati, che però avevano conosciuto le biblioteche solo da studiosi.
Se la Nazionale di Firenze fu in gran parte risparmiata dal marasma di commissariamenti e inchieste che caratterizza i primi anni di vita di quella romana – in mano a colti e onesti letterati che si improvvisavano bibliotecari -, lo si deve alla presenza, già allora, di alcuni funzionari competenti a partire dal vicebibliotecario Torello Sacconi. Anche lui entrato nelle biblioteche per meriti di guerra (volontario nel ’48 a Curtatone, vi aveva perso il braccio destro), dal 1859 alla Magliabechiana, fu per molti anni la vera anima del funzionamento della biblioteca, «la chiave che regge questo edificio», come scriveva Chilovi a Vannucci (CHILOVI 1863), ma non fu preso in considerazione per la nomina fino al 1877, anno in cui divenne finalmente il primo direttore “di carriera” della Nazionale. In una situazione difficile per la grande quantità di materiale librario da ordinare in locali insufficienti (a partire dalle raccolte della Palatina, traslocata nel 1865) e con una pittoresca varietà di cataloghi incompleti e difformi, egli stabilì dettagliate regole di funzionamento e di ordinamento, indispensabili per una grande biblioteca con un afflusso di pubblicazioni nuove che sfiorava ai tempi i diecimila pezzi l’anno.
Su questi presupposti poterono innestarsi efficacemente le innovazioni dei direttori di più solida formazione delle generazioni successive: Desiderio Chilovi e Salomone Morpurgo.

Salomone Morpurgo (terzo da sinistra) direttore dal 1905 al 1923 insieme a Tognetti, Lamberti e Coggiola, membri della Commissione di soprintendenza ai lavori per la costruzione della nuova sede della BNCF
Salomone Morpurgo (terzo da sinistra) direttore dal 1905 al 1923 insieme a Tognetti, Lamberti e Coggiola, membri della Commissione di soprintendenza ai lavori per la costruzione della nuova sede della BNCF

Trentino l’uno e triestino l’altro, patriota ma anche conoscitore della tradizione intellettuale e amministrativa tedesca e austroungarica il primo, acceso irredentista e amico di Oberdan e di Battisti il secondo, queste due figure rappresentano quel flusso di emigrazione intellettuale che ancora continuava verso la capitale culturale di un Regno d’Italia non ancora compiuto. La guerra del ’15, poi, toccherà anche la Nazionale, con due giovani distributori, Luigi Pani e Mario Borgiotti, caduti sul Carso e decorati entrambi al valore, come ricorda una lapide a loro dedicata in Biblioteca.
Con Chilovi, bibliotecario tra i più autorevoli del suo tempo a livello europeo e consulente di due ministri, si definisce il modello della biblioteca nazionale moderna, con l’organizzazione degli uffici e la regolamentazione delle procedure, ma anche con un impegnativo programma di pubblicazioni al servizio degli studi – il Bollettino delle pubblicazioni italiane iniziato nel 1886, l’avvio dei cataloghi di manoscritti nella collana Indici e cataloghi – e con la politica di l’acquisizione di fondi specializzati e di carte di personalità della cultura per costituire l’”Archivio della letteratura italiana”. Il rapporto forte di questo direttore con la Biblioteca – emblematico il fitto carteggio coi dipendenti nelle occasioni più svariate, all’insegna di una stima e di un affetto sempre da lui ricambiati – è testimoniato, alla sua morte nel giugno 1905 (quando già era in pensione), dall’allestimento della camera ardente nel salone della Biblioteca, da dove partì il corteo funebre.
Il suo successore Salomone Morpurgo, brillante filologo che dopo un inizio di carriera burrascoso proprio alla Nazionale sotto Chilovi, aveva poi dato prova a Venezia di grande energia e lucidità nel trasferimento della Marciana, introduce importanti innovazioni (dalla collocazione “mobile”dei volumi, alla creazione delle sale di consultazione affidate alla giovanissima bibliotecaria marchigiana Anita Mondolfo) rilanciando i rapporti della Biblioteca con il mondo degli studi e trasmettendo ai nuovi assunti dei concorsi che si svolgono dal 1901 al 1913 l’impronta di rigore intellettuale che è il tratto più caratterizzante della “scuola” fiorentina.
Negli anni che seguirono – di scarse risorse e di disattenzione politica, con un lungo blocco delle assunzioni nel periodo 1913-1932 – il fiorentino Angelo Bruschi, già direttore della Marucelliana, «rassegnato al destino di mandare avanti una grossa barca con quattro uomini e quattro soldi, aveva ridotto al minimo regolamenti e formalità, studiava ogni immaginabile economia, pregava, anziché comandare, i membri della famiglia rissosa ma animata da spirito di corpo; nulla chiedeva al Ministero sapendo che nulla avrebbe ottenuto»(BARBERI 1984, p. 11).
Si inseriscono dopo di lui due direttori venuti “da fuori”: dal 1933 il piemontese Domenico Fava, proveniente dall’Estense, che guiderà nel 1935 il delicato trasloco della Biblioteca dagli Uffizi al nuovo edificio di piazza Cavalleggeri, subendo poco dopo un immeritato trasferimento a Bologna da parte del ministro De Vecchi, e dal 1937 il conte parmigiano Antonio Boselli, subentrato dopo la prima breve direzione di Anita Mondolfo (destituita dal regime come «elemento politicamente pericoloso», poi licenziata in quanto non ariana e infine spedita al confino). Due gestioni per certi versi opposte – l’una autoritaria ed estranea alla tradizione della Biblioteca, l’altra umana e aperta ma presto indebolita dalle condizioni di salute – che coincisero col passaggio di due “colonne” della Nazionale alla direzione rispettivamente della Laurenziana e della Marucelliana: la già ricordata Teresa Lodi, ed Enrico Jahier, fratello dello scrittore – «una rara specie d’impiegato, infaticabile, scrupoloso, pieno di amore all’ufficio» (BRUSCHI 1935), responsabile del Bollettino e acuto teorico dell’indicizzazione, amico di Prezzolini e referente abituale per gli studiosi.

Impiegati della Nazionale davanti alla Biblioteca, in occasione della visita del ministro dell'Educazione nazionale Giuseppe Bottai, nel 1937.
Impiegati della Nazionale davanti alla Biblioteca, in occasione della visita del ministro dell’Educazione nazionale Giuseppe Bottai, nel 1937.

Con un personale impoverito e solo in parte rinnovato (anche per la perdita di altre due valide bibliotecarie di origine ebraica: Adele Mondolfi, morta nel 1937 e Laura Luzzatto Coen, licenziata l’anno seguente a causa delle leggi razziali), grandi meriti vanno riconosciuti ad Anna Saitta Revignas, istriana, arrivata nel ’38 dalla Marciana di Venezia, che tenne la reggenza della BNCF (insieme a quella della Soprintendenza bibliografica per la Toscana, allora annessa) dal 1941 al 1945, riuscendo a mantenere in funzione i servizi e curare la protezione delle raccolte fino ai giorni della battaglia di Firenze, e riaprendo la Biblioteca poco dopo la liberazione della città. Con altrettanta energia Anita Mondolfo, ripresa la direzione nel dopoguerra dopo otto anni di assenza, rilanciò l’attività della Nazionale, rafforzandone la presenza nell’ambiente cittadino e nel dibattito di politica culturale del tempo, e rivendicandone il ruolo di primo piano nei progetti, inizialmente improvvisati e controversi, del neonato Centro nazionale per il Catalogo unico. Alla direzione della Mondolfo è legato anche il Soggettario per i cataloghi delle biblioteche italiane uscito nel 1956 (di cui fu invitata a firmare la presentazione, pur essendo ormai a riposo) mentre – dopo i tre anni di direzione di Irma Merolle Tondi – sarà Alberto Giraldi, direttore dal ’56, fiorentino formatosi nei primi anni di carriera proprio alla BNCF, a firmare nel 1958 la Bibliografia Nazionale Italiana (BNI), continuazione del vecchio Bollettino con un’impostazione più moderna e attenta alla standardizzazione internazionale. Dietro a queste realizzazioni c’è ancora una volta un gruppo di funzionari (qualcuno già in Nazionale, altri arrivati coi nuovi concorsi del dopoguerra): da Laura Luzzatto Coen a Eugenia Levi, da Diego Maltese a Luigi Crocetti e Renzo Romanelli,

da Carla Guiducci Bonanni e Fulvia Farfara a Emanuele Casamassima. Quest’ultimo, romano di nascita, ex partigiano, poco incline al conformismo e insofferente della burocrazia ministeriale, approda alla direzione della BNCF nel 1965 per diventare un anno e mezzo dopo “il direttore dell’alluvione”, trovandosi a misurarsi con una delle più grandi catastrofi che mai abbiano colpito una biblioteca. Con grande senso di responsabilità e di attaccamento all’Istituto (leggendaria la brandina sulla quale dorme per circa tre mesi in Direzione), assume in questo drammatico frangente decisioni tecniche e organizzative a volte inedite e spiazzanti, che si rivelano però lungimiranti per il recupero del materiale travolto dalla piena dell’Arno, ponendo i presupposti teorici e pratici di un corretto restauro. Dopo il brusco abbandono di Casamassima nell’agosto del 1970 a causa dell’aperto contrasto col Ministero, si susseguono le brevi direzioni di due bibliotecarie romane, Anna Maria Giorgetti Vichi e Maria Luisa Garroni, fino alla nomina, nel 1976, di Diego Maltese, siciliano che aveva completato la sua formazione a Firenze ed era stato per lungo tempo responsabile della BNI.
La risposta all’alluvione rafforza la vocazione internazionale della Biblioteca, soprattutto nell’ambito della ricerca e della sperimentazione sui temi della conservazione, della catalogazione e dell’introduzione dell’automazione nelle biblioteche, con la realizzazione del CUBI, cumulazione elettronica delle 72 annate del Bollettino (1968), e poi del “formato” AnnaMARC (1972) che permise di produrre la BNI con procedure automatizzate (1974). Questa precoce attenzione alle nuove tecnologie, in cui si mettevano in campo competenze che non erano ancora diffuse nelle biblioteche italiane, porteranno la Nazionale ad avere un ruolo di primo piano nello sviluppo del Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN) – di cui costituì il primo polo operativo, nel 1986 – e successivamente in altri progetti di innovazione. Tra questi possiamo ricordare il primo sistema italiano di gestione delle attività dell’utente in biblioteca (UOL) nel 1990, le prime esperienze di digitalizzazione libraria e, in seguito, la partecipazione a progetti cooperativi con le maggiori biblioteche europee e la realizzazione del Nuovo Soggettario (2006). Anche in questo caso, intorno alle direttrici che hanno retto la Biblioteca negli anni Ottanta e Novanta – le fiorentine Anna Lenzuni (passata poi alla guida della Laurenziana) e

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Diego Maltese e Carla Guiducci Bonanni, direttori rispettivamente negli anni 1976-1979 e 1988-1995.

Carla Guiducci Bonanni (che nel 1995-1996 fu anche sottosegretario ai beni culturali nel governo Dini),  infine la piemontese Antonia Ida Fontana – compaiono, nell’immaginaria foto di gruppo, bibliotecari attenti e preparati come Gloria Cerbai, Susanna Peruginelli, Franca Arduini e tanti altri ormai in pensione o ancora in servizio; in particolare, tra coloro che sono stati protagonisti dell’informatizzazione della BNCF, non possiamo non ricordare Pino Ammendola, bibliotecario calabrese scomparso improvvisamente a quarant’anni, che ha lasciato una traccia ben più profonda della targa che lo ricorda nella Sala Cataloghi della Biblioteca.
L’ultimo scatto fotografico è per l’attuale direttrice, in carica da un anno – Maria Letizia Sebastiani, romana – con tutto il personale in servizio.

Bibliografia

BARBERI 1984
FRANCESCO BARBERI, Schede di un bibliotecario (1933-1975), Roma, AIB, 1984.

BRUSCHI 1935
ANGELO BRUSCHI, Lettera a Luigi De Gregori del 4 dicembre 1935, Archivio storico AIB, Carteggio di L. De Gregori.

CHILOVI 1863
DESIDERIO CHILOVI, Lettera ad Atto Vannucci, s.d. (ma: luglio 1863).
BNCF, Carteggio Vannucci, IV 51.

DE GREGORI – BUTTÒ 1999
GIORGIO DE GREGORI – SIMONETTA BUTTÒ, Per una storia dei bibliotecari italiani del XX secolo: dizionario bio-bibliografico 1900-1990, Roma, AIB, 1999 (con integrazioni presenti nella versione in rete Dizionario bio-bibliografico dei bibliotecari italiani del XX secolo, <www.aib.it/aib/editoria/dbbi20/dbbi20.htm>).